Ex Amia, oggi Rap come il dottor Jekyll e Mr. Hyde

L’AZIENDA PER LA RACCOLTA DEI RIFIUTI A PALERMO E’ IRREDIMIBILE. NONOSTANTE IL SINDACO STIA SPENDENDO GRAN PARTE DEL SUO PRESTIGIO PERSONALE PER SALVARLA DAL DISASTRO, LE MAESTRANZE CONTINUANO COME PRIMA. FORSE BISOGNEREBBE PENSARE, VISTO CHE SONO UN’ORGANIZZAZIONE INEFFICIENTE, CHE PARTE DEL SERVIZIO IL COMUNE POSSA AFFIDARLO AD ALTRE AZIENDE.

di Aldo Penna

Una riflessione elementare. Il nuovo consiglio d’amministrazione ce la sta mettendo tutta per rimettere in sesto l’azienda. Ma questo trio di eccellenze sono come cadetti appena usciti da West Point e mandati a comandare un armata senza regole, rischiano di impantanarsi vanificando buona volontà e idee originali che certo loro non mancano.

Dopo la minaccia di essere messi sotto sorveglianza come colpiti dalla mala sorte si sono fermati per guasti meccanici un terzo dei mezzi facendo ripiombare la città nell’emergenza della raccolta rifiuti. Nonostante siano state avviate procedure di licenziamento per alcuni dipendenti, il servizio spazzamento è penoso. Chiunque giri per la città lo può constatare. Lo fanno molto bene i turisti che riempiono i blog e le bacheche dei loro siti web dei “trofei” della Palermo di oggi accanto alle meraviglie del passato.
Al tempo della Russia sovietica il 90% delle terre affidate alla fattorie collettive produceva solo il 10% del necessario e spesso quel grande paese, granaio dell’Europa, finiva per importare grano dagli odiati americani. Di contro, il 10% del territorio affidato alle cure dei contadini aveva un’altissima resa fornendo buona parte del fabbisogno alimentare russo.
Da qui un’idea semplice: mettiamo a confronto due realtà. Oggi, ma anche ieri e da decenni, l’Amia – oggi Rap – è come mister Hyde che non vuole più rientrare nei panni del dottor Jekyll.


Avviamo un esperimento dunque. Affidiamo a un’altra azienda il solo servizio di spazzamento e svuotamento cestini del centro città. E’ il luogo dove gli sguardi stupefatti dei turisti si posano, è il disservizio che tanto male fa all’immagine della città. Costerebbe poche decine di migliaia di euro l’anno ma avremmo finalmente il paragone tangibile che un servizio efficiente è possibile. Il sistema della produzione collettiva e improduttiva in Russia è stato travolto 24 anni fa. Anche l’ex Amia, oggi Rap, che non ci è stata data per destino immutabile, può ben fare la stessa fine.


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