Etna, la Forestale replica ai turisti sui rifiuti «Chieste telecamere al Parco, niente risposte»

«Ho letto la lettera dei due turisti con grande rammarico e non posso non cogliere la loro esortazione a vergognarci. Da cittadino, perché sono nato in questa terra, e per il mio ruolo che istituzionalmente mi porta a prevenire e a reprimere questi fenomeni». Così Gianluca Ferlito, comandante del nucleo operativo provinciale del Corpo forestale, risponde a MeridioNews sulla lettera inviata da due turisti trevigiani per denunciare lo stato di abbandono dell’Etna e la presenza di rifiuti. Una missiva, inviata a diverse istituzioni, che aveva provocato anche una polemica con la presidente del Parco dell’Etna Marisa Mazzaglia. La quale ha specificato come il tema dei rifiuti non rientri tra i compiti dell’ente da lei presieduto, invitando a denunciare alla Forestale la presenza di eventuali discariche abusive. Forestale che, a sua volta, dovrebbe poi segnalare ai Comuni i quali, estendendo il normale appalto per la raccolta dei rifiuti o con un apposito bando, dovrebbero dare mandato a una ditta di effettuare lo smaltimento.

«Innanzitutto preciso che, in termini giuridici, non si tratta di discariche ma di luoghi oggetto di scarichi incontrollati e occasionali da parte di tanti soggetti – continua Ferlito – Lo dico sempre: ci vogliamo poco bene e roviniamo le cose belle. Il nostro impegno è massimo, ma dev’essere conciliato con le tante attività che siamo chiamati a svolgere». Nello specifico, per il comandante, quello dei rifiuti abbandonati sul vulcano è ormai un «allarme sociale il cui accertamento è reso difficoltoso dalla vastità del territorio e dalla rapidità con cui viene effettuato l’illecito». Perché arrivare con un mezzo e scaricare i rifiuti è un’operazione veloce, con poche probabilità di essere colti in flagrante. Specie se a perlustrare un territorio da 60mila ettari è una squadra operativa con meno di 50 persone.

Eppure una soluzione, più volte chiesta anche dai cittadini, ci sarebbe. «L’ispettore ripartimentale ha indicato tre anni fa al Parco la strada da seguire», sottolinea Ferlito. Il riferimento è a Ninni Lo Dico, ispettore ripartimentale delle forestale etnee, da oggi trasferito a Messina. «Fin dal suo insediamento, ho chiesto alla presidente dell’ente Parco la disponibilità a progettare e attuare insieme un sistema di videosorveglianza, anche modesto, ma dislocato in punti strategici – racconta Lo Dico – Dopo tre anni, ancora attendiamo risposta». 

E sempre a tre anni fa, febbraio 2013, risale il censimento delle discariche abusive sull’Etna, svolto dalla Forestale. «Abbiamo individuato 233 siti nel territorio di sette Comuni e per ciascun punto è stata redatta una scheda con la tipologia e la quantità stimata dei rifiuti presenti, compresa l’ubicazione georeferenziata e i rilievi fotografici – spiega Lo Dico -. Io stesso ho firmato la lettera di trasmissione del dossier alla presidente del Parco il 12 aprile 2013». Un lavoro durato quasi tre mesi e che ha impiegato una quarantina di uomini, «ma ho sentito che altri impropriamente se ne attribuiscono il merito», conclude l’ispettore.

«Pensare di contrastare un fenomeno di questa portata senza telecamere è fuori da ogni logica – riprende Ferlito -. Oggi esistono strumenti così sofisticati da essere invisibili e ci consentirebbero con precisione di individuare gli automezzi che, specie di notte, abbandonano i rifiuti». Privati cittadini che rischiano una sanzione, ma anche ditte che scaricano spesso rifiuti speciali «e in quel caso possono scattare misure anche penali». Il fenomeno, intanto, pare si stia allargando. «Abbiamo accertato che l’immondizia viene abbandonata anche nei rifugi lungo la pista altomontana – conclude Gianluca Ferlito – Ed è ancora più inquietante perché, per raggiungere questi luoghi, si devono percorrere per ore i sentieri e quindi si presuppone che i frequentatori siano degli amanti della montagna».


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