Dissesto idrogeologico, Schifani esulta per i tre appalti in gara. L’esperto: «Bene, ma sono una goccia nel mare»

Il titolo della nota inviata dalla Regione siciliana aveva toni forse un po’ troppo trionfalistici: «Dissesto idrogeologico. Sicilia prima in Italia per gare nel nuovo anno». Un risultato enorme, a prima vista. Ma se poi ci si ferma a pensare che il comunicato di palazzo d’Orleans è datato 12 gennaio, ecco che tutto si ridimensiona. Per fortuna il contenuto della nota spiega bene l’accaduto dalla diretta voce di Renato Schifani: «Mentre in tutta Italia le nuove disposizioni introdotte a partire dal primo gennaio dal nuovo codice dei contratti pubblici stanno pressoché paralizzando l’attività delle grandi stazioni appaltanti, la Regione Siciliana, con la Struttura per il contrasto al dissesto idrogeologico, prosegue senza rallentamenti e, in questi primi dodici giorni dell’anno, ha già pubblicato tre bandi attraverso la propria piattaforma telematica, attenendosi scrupolosamente ai parametri introdotti in tema di digitalizzazione».

Un risultato, questo sì importante, che vede ai nastri di partenza interventi per più di 16 milioni e mezzo destinati al recupero dell’ex istituto Roosevelt a Palermo, sede dell’Arpa, al consolidamento del centro abitato nel comune di Rometta e la messa in sicurezza di contrada Fornace a Limina, entrambi nel Messinese. Nota di merito che ci sta, dunque, per il team guidato dall’ex assessore regionale Maurizio Croce. Ma quanto dovranno lavorare ancora gli uffici di piazza Ignazio Florio per mettere in sicurezza un territorio di per se fragilissimo?

«In un territorio fragile gli interventi sono necessari per mitigare il rischio – spiega a MeridioNews Filippo Cappotto, componente dell’ordine nazionale dei geologi – Ma non sarà sufficiente, intervenire su tutti i fronti è tecnicamente impossibile. Ben vengano tutti gli interventi ma sono poco più che una goccia nel mare. Bisogna mettere in atto altre politiche di adattamento, ci saranno sempre problemi del genere vista la natura del territorio siciliano, ma lo stesso vale per il territorio nazionale. Bisogna fare comunicazione, far sì che la gente conosca il proprio territorio e i rischi che potrebbe correre».

Altra tematica riguardo gli interventi della Regione è quella delle tempistiche. Si è più volte assistito negli anni a soluzioni annunciate e mai arrivate o arrivate dopo anni come nel caso della frana che sull’autostrada A18 ha coinvolto la galleria di Letojanni, riaperta solo lo scorso agosto dopo otto anni dal crollo. «Il problema dello sviluppo temporale di un progetto in tutta Italia è annoso – continua Cappotto – probabilmente sono le fasi amministrative precedenti all’appalto che rallentano molto. In genere, lo abbiamo visto in Sicilia, i cantieri che sono partiti sono arrivati».

Un possibile ulteriore tampone all’emergenza è rappresentato dalla possibilità delle amministrazioni pubbliche di dotarsi di geologi in grado di monitorare il territorio comunale e cercare di prevedere e prevenire eventuali disastri. Un tema di cui si parla da anni, ma per cui poco ancora si è fatto. «Questo è un problema reale – conclude Cappotto – Non per difendere la categoria, ma perché il geologo è in grado di leggere il territorio in un modo diverso rispetto a tanti altri tecnici e può molto aiutare anche in termini di sicurezza per la popolazione. Noi consideriamo questo un aspetto imprescindibile, anche se dalla parte della politica non sembra si stia facendo molto. Ultimamente però sono stati assunti diversi professionisti, per lo più dalla Regione, grazia al reclutamento del Pnrr, ma è ancora una piccola cosa, non si tratta di una misura organica, ma di un provvedimento una tantum legato ai fondi del Pnrr».


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