Villa Giulia, la soddisfazione di Arcuri «Nell’esposto accuse generiche e infondate»

Tiene ancora banco il polverone sollevato dalla chiusura di Villa Giulia, dissequestrata dal Tribunale del riesame dopo nemmeno un mese. Durante un incontro pubblico nella Chiesa di San Mattia, in via Torremuzza, a Palermo, il vice sindaco Emilio Arcuri è tornato sulla vicenda, ricostruendone tutti i passaggi e evidenziando anche alcune singolari coincidenze. Il vice del sindaco Orlando per l’occasione ha presentato un vero e proprio dossier. “Il caso di Villa Giulia”, con tanto di foto, slide e verbali, ripercorrendo passo dopo passo tutte le fasi della vicenda giudiziaria. Fino al dissequestro stabilito dal Tribunale del riesame a fine maggio perché, come indicato nella sentenza, i rilievi contenuti nella relazione redatta dai vigili che hanno effettuato il sopralluogo, dopo l’esposto di alcuni cittadini, erano «generiche, insufficienti e fatte da persone non qualificate». 

Nella relazione, infatti, oltre al degrado diffuso si puntava il dito contro la presenza di statue decapitate, fregi sbeccate e fontane danneggiate. In realtà, tutte le osservazioni emerse dal sopralluogo dei vigili del gruppo investigativo di Tutela del patrimonio artistico ambientale, si sono rilevate «inesatte e fuorvianti», al punto da trarre in inganno gli stessi pm, che poi hanno disposto il sequestro. E nel mirino di Arcuri sono finiti in particolare due componenti del nucleo. Il primo è tuttora un vigile urbano, distaccato al gruppo che opera per la Procura. Il secondo è un ex dipendente di via Dogali, ora impegnato per l’Arpa, ma anche lui distaccato alla Procura. 

Proprio quest’ultimo, ha sottolineato Arcuri, ha avuto «un doppio ruolo in questa vicenda: è stato anche il presidente dell’associazione di cittadini quando è stato presentato l’esposto. Ora – ha spiegato Arcuri – non è più il presidente ma lavora sempre per l’Arpa e collabora per il nucleo della Procura per ciò che riguarda il patrimonio artistico. In pratica chi ha presentato la denuncia ha anche eseguito il sopralluogo e steso la relazione poi giudicata dal magistrato».

Una relazione piena di «inesattezze e elementi fuorvianti, come le foto scattate ad arte per aumentare la percezione di degrado e pericolo. Il cosiddetto caso delle statue decapitate – ha chiarito – non un episodio recente, ma risale addirittura alla seconda metà degli ’90. In quel periodo l’assessorato, sotto la mia guida, realizzò un report con le condizioni di tutta la struttura, documentando la mancanza delle teste già allora». Prove fotografiche che l’assessore e il Comune hanno allegato al ricorso e mostrato oggi pomeriggio durante il dibattito. Nonostante il danno d’immagine subito, Arcuri e il Comune non intendono intraprendere alcuna azione. Mentre il sindaco Leoluca Orlando ha ribadito «l’infondatezza del sequestro», Arcuri ha precisato che a lui «non interessa far polemica, desideravo solo far parlare le carte e i fatti. E, sia chiaro, il rapporto con il i vigili urbani è assolutamente sereno».

L’incontro con i cittadini è stato accompagnato da qualche pacata protesta, soprattutto legata alla necessità di interventi per eliminare alcuni segni di degrado nella villa. Arcuri ha annunciato a tal proposito un progetto di ripristino: il restauro della recinzione in corrispondenza dell’orto botanico, del padiglione, la manutenzione del Coffee house, del manutenzione del parco delle statue, degli impianti, e del recupero del verde storico. Sui tempi, tuttavia, non c’è certezza, il progetto, prima di deve essere approvato.


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