Di Maio e Cancelleri tra i commercianti di Ballarò Attirati dai cartelli di Armando: «No a Rosatellum»

Dal referendum costituzionale targato Renzi al Rosatellum bis. Ancora una volta il punto di riferimento politico palemitano si trova a Ballarò è ha un volto ben preciso: dietro un banchetto di cassette limoni c’è il venditore ambulante Armando Marascia, ormai una celebrità. I suoi cartelli hanno fatto il giro del web, al punto da richiamare il leader del M5s Luigi Di Maio. Oggi, infatti, il candidato premier dei Cinque Stelle si è presentato di buon mattino al mercato storico del capoluogo, insieme al candidato alla presidenza della Regione siciliana Giancarlo Cancelleri. Un tuffo tra gli odori e colori del cuore pulsante di Palermo: i venditori di frutta, di pesce, i pentoloni per fare la ricotta. Il leader pentastellato si è ferma con tutti, pronto a stringere mani e a scattare foto, a scambiare qualche parola, tra applausi e ovazioni, ma il vero obiettivo era lui.

Prima per Ugo Forello e ora per CancelleriArmando non ha mai fatto mistero delle sue preferenze politiche, esaltando le qualità del movimento e ribadendo il suo ‘no’ alla riforma elettorale recentemente approvato alla Camera. «Tutto è partito dai venditore ambulante di limoni che da qualche mese ci sta sostenendo – rivela il consigliere comunale Tony Randazzo che ha seguito la compagine del Movimento per i vicoli del centro stoico – Prendendo spunto da lui, che con la propria energia sostiene sinceramente e in maniera disinteressata il M5s, abbiamo colto l’occasione per visitare il mercato: da corso Tukory a Casa Professa». 

Non è la prima volta che Armando scrive a mano, sui cartelli dove solitamente si indica il prezzo della mercanzia, anche le proprie opinioni, come ad esempio «Chi trova un amico trova un tesoro, lo sanno bene chi ha votato il Rosatellum bis, la legge per salvare i condannati e farli eleggere ai seggi esteri #mattarellanonlafirmare », «Vi piace vincere facile? Fatevi il Rosatellum bis, che se la gente si sveglia sara un piacere vedervi piangere #cancelerrei4president», e «Limoni nostrani keep calm e Cancelleri for president». Un entusiasmo genuino che spesso lo porta a confrontarsi anche con gli altri commercianti e i semplici passanti, come ha fatto anche oggi parlando con Di Maio e Cancelleri. Dopo abbracci e foto di rito, il leader del M5s lo ha salutato complimentandosi per il suo impegno: «Questa cosa (i cartelli ndr) sta facendo il giro del web e del mondo». 

Poi, un confronto serrato sui temi di stringente attualità, in particolar modo sulle elezioni regionali e nazionali e sul pericolo astensionismo. «Ti guardo sempre quando intervieni in televisione – dice Armando rivolgendosi a Di Maio – Mi spiace che in molti hanno detto che non vogliono andare a votare. Però quando si tratta di prendere ammortizzatori sociali sono tutti pronti», ed espone una sua proposta di legge: «Per poter accedere ai vari ammortizzatori sociali vorrei fosse richiesta la partecipazione sociale: chi non vota deve essere tagliato fuori». E poi ancora complimenti: «Ormai la politica è come il mercato delle vacche, tutti cambiano casacca ma voi siete il buono. Io l’ho sempre detto: c’è mi mi accusa e dice che dietro di me ci siete voi, che mi finanziate, ma dietro di me c’è il muro».

Nel fitto scambio con Di Maio e Cancelleri, Armando rivela anche anticipazioni di sondaggi, di umori raccolti tra le vie del mercato: «C’è un mio amico che dice voterà Salvini. Io ti posso dire ‘pensaci, studia’, ma come si fa a votarlo? Salvini si è accordato solo per avere due-tre seggi in più in parlamento. Chi ha votato, infatti, la fiducia in Parlamento sul Rosatellum bis? Salvini, Berlusconi e il Pd, tutto per salvare Verdini». Un punto su cui anche Di Maio non nasconde i suoi timori: «Mi rammarica che per buttarci fuori dal Parlamento, stiano spingendo questa legge incostituzionale e pericolosissima per la democrazia, ma non ci riusciranno». Gli fa eco Armando: «Passerà al Senato però, secondo me, Matterella non la firma, andare al voto con questa legge è troppo pericoloso». E Di Maio, ridendo, «se lo dici tu!».


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