Delitto Nangano, piste e misteri

Uno dei pochi dati certi sembra essere la mafia. Per il resto, l’omicidio di Francesco Nangano, avvenuto ieri sera a Palermo, in via Messina Marine, nella zona orientale della città, dà luogo a tante ipotesi in queste ore al vaglio degli inquirenti.

Le indagini della Squadra mobile di Palermo sono coordinate dal sostituto procuratore, Gaetano Paci. Francesco Nangano, 51 anni, era un personaggio piuttosto conosciuto per via di tante vicissitudini giudiziarie nelle quali era stato coinvolto. Basti pensare che era stato condannato per mafia e per omicidio, poi assolto da tutte le accuse e risarcito dallo Stato con ben 270 mila euro. Davanti a una sentenza definitiva di un Tribunale della Repubblica non gli si possono certo appiattare legami pericolosi.

Ieri, l’agguato che gli costata la vita è scattato davanti la Gelateria del mare. Scena classica: due killer a volto coperto su una moto che fanno fuoco contro l’uomo appena uscito dalla macelleria. Poi l’arrivo della Polizia, del medico legale, degli inquirenti.

Nella Palermo dei primi anni ’80, purtroppo, scene del genere erano quasi all’ordine del giorno. Rispetto ad allora la vita della città è molto cambiata. In meglio. Anche se, ogni tanto, le armi tornano a sparare. O torna la cosiddetta ‘lupara bianca’ (la scomparsa di persone i cui corpi non vengono più ritrovati. O, ancora, altre tipologie di omicidi.

L’ultimo delitto di mafia, a Palermo, risale all’aprile di due anni fa – 2011 – quando a cadere è Davide Romano, 34 anni, che viene trovato ‘incaprettato’ e seminudo nel bagagliaio di un’automobile.

Oggi gli inquirenti si interrogano sulla vita di Nangano, la vittima di ieri. Ex commerciante di auto nel quartiere di Brancaccio, tradizionalmente uno dei più ‘caldi’ di Palermo, Nangano, come già ricordato, è stato condannato a 8 anni di reclusione. Una storia dalla quale uscirà assolto. Poi arriverà un’altra accusa, molto più grave: l’omicidio di Filippo Ciotta. In primo grado prende una condannato all’ergastolo. In Appello la condanna viene ridotta a 24 anni. Dopo il rinvio del processo, da parte della Cassazione, in Corte d’Appello viene assolto, come già ricordato, definitivamente. Questo avviene nel 2005. Nangano aveva passato in carcere 4 anni e 10 mesi. Per questo chiede il risarcimento per ingiusta detenzione. Lo Stato gli dà ragione e, come già accennato, gli riconosce un risarcimento di 270 mila euro.

Secondo le prime ricostruzioni, Nangano aveva già subito qualche ‘avvertimento’. L’anno scorso un incendio ha colpito l’autosalone che gestiva sempre nel quartiere dove ieri è stato freddato.

In questa fase delle indagini si va avanti con le ipotesi, ovviamente tutte da verificare.

 

 


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