Definitiva la condanna per il trafficante Moisi Habilaj Verdetto Cassazione ma l’uomo è scomparso nel nulla

Ricorso rigettato dalla Cassazione e sentenza di condanna a 15 anni e 5 mesi che diventa definitiva. Questo l’esito dell’udienza che si è tenuta ieri davanti alla terza sezione di  piazza Cavour, a Roma. Sul tavolo la vicenda del narcotrafficante albanese Moisi Habilaj. L’uomo nel 2017 era finito al centro dell’inchiesta Rosa dei Venti della guardia di finanza di Catania su un maxi-traffico di droga sulla rotta Albania-Sicilia. Insieme ad Habilaj finirono in manette altre undici persone con l’indagine che in poche settimane si allargò ulteriormente coinvolgendo l’ex ministro dell’Interno albanese Saimir Tahiri che del narcotrafficante è cugino. La posizione del politico però è stata archiviata su richiesta della procura etnea. 

Habilaj, che aveva la sua base operativa tra Catania, Lentini e la provincia di Ragusa, almeno per il momento non andrà dietro le sbarre. Da inizio gennaio 2021 il trafficante di droga ha fatto perdere le sue tracce e non è più reperibile. Una latitanza – svelata da MeridioNews – avvolta nel mistero, con diversi aspetti pochi chiari e su cui le forze dell’ordine non si sono mai espresse in maniera ufficiale. Habilaj, dopo essere stato condannato in primo grado e avere trascorso quasi mille giorni in carcere, perché sottoposto a misura cautelare a partire dal blitz del 2017, venne sottoposto a detenzione domiciliare. Decisiva la richiesta dei suoi legali. Così il 44enne nell’estate 2020 venne trasferito, senza braccialetto elettronico, a casa del fratello incensurato Gazmend a San Michele di Ganzaria, nel Calatino. 

Le date da cerchiare in rosso sul calendario sono due. Quella del 17 dicembre 2020quando nel processo d’Appello arriva la conferma della condanna a 15 anni e 5 mesi, e quella del 30 dicembre 2020. In quest’ultimo giorno Habilaj viene prelevato dalla polizia e condotto al commissariato di Caltagirone. Alcune ore di faccia a faccia con gli agenti, non è chiaro per quale motivo, e poi il ritorno nella casa di San Michele di Ganzaria, dove l’uomo era stato già raggiunto dalla moglie partita dall’Albania. Passano alcuni giorni, la donna riparte per i Balcani, e il trafficante scompare nel nulla iniziando la sua latitanza. Da allora silenzio assoluto. 

L’uomo, nonostante le voci insistenti provenienti dall’Albania, non è mai stato inserito ufficialmente nel programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia. Le uniche indicazioni fornite ai magistrati furono quelle concesse durante il processo di primo grado, quando Habilaj era detenuto nel carcere di Bicocca, a Catania. Poche ammissioni e nessuna accusa nei confronti del cugino ex ministro. La vicenda giudiziaria italiana ha avuto un seguito, non solo politico ma anche a livello investigativo, in Albania. 


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