Dopo aver superato il primo scoglio, il Ddl sul terzo mandato dei sindaci è tornato in Aula. La Prima Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, ha dato il via libera al testo, che adesso è stato incardinato in Aula. Approvato con 8 voti favorevoli e 3 contrari (Angelo Cambiano e Lidia Adorno del M5S, […]
Ddl Enti locali: il cammino della speranza
Dopo aver superato il primo scoglio, il Ddl sul terzo mandato dei sindaci è tornato in Aula. La Prima Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, ha dato il via libera al testo, che adesso è stato incardinato in Aula. Approvato con 8 voti favorevoli e 3 contrari (Angelo Cambiano e Lidia Adorno del M5S, Mario Giambona del PD), sin da suo nuovo esordio, il Ddl si preannuncia, nuovamente, un campo di battaglia.
Nel corso dei lavori in Commissione sono state apportate alcune modifiche, con l’approvazione di due emendamenti a stampo tecnico, tra questi quello che sopprime dall’articolo 1 «è consentito un quarto mandato se uno dei mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno, per cause diverse dalle dimissioni volontarie».
In Aula il Ddl dovrà superare il voto segreto
Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha aperto la seduta a Sala d’Ercole. Annunciando ai presenti che Maria Gaetana Greco e Leonardo Burgio, rispettivamente sindaci di Agira, nell’Ennese e di Serradifalco, nel Nisseno, Leonardo Burgio, entrambi intenzionati a ricandidarsi al termine del loro secondo mandato, hanno presentato una diffida nei confronti dell’Assemblea regionale, intimando Sala d’Ercole ad allinearsi con la normativa nazionale.
Una notizia che ha reso roventi gli animi tra i banchi di Sala d’Ercole, sollevando diverse polemiche. Tra i vari interventi anche quello del deputato del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola che ha già annunciato la richiesta del voto segreto da parte del suo gruppo per la seduta di domani, appuntamento fissato per la votazione.
I temi franchi tiratori e scrutinio segreto sono stati rilanciati anche dal capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza: «Chiederò che ciascuno faccia la propria singola dichiarazione di voto. Poi con il voto segreto ognuno si assumerà le proprie responsabilità». Bocciata la pregiudiziale del dem Dario Safina per eliminare dall’ordine del giorno il ddl.
Un Ddl con tre articoli
Bisogna fare in fretta. È questa, ancora una volta, la parola d’ordine della maggioranza. Anche perché il 24 e il 25 maggio saranno chiamati al voto 70 Comuni siciliani. Alcuni di questi sono direttamente chiamati in causa. Se il Ddl sarà approvato le novità riguarderebbero circa un sesto dei primi cittadini uscenti, il cui futuro resta in bilico in attesa di una nuova risposta da parte di Sala d’Ercole.
Proprio per questo il ddl è composto da tre articoli. Il primo di merito, apporta le modifiche necessarie all’art. 3 della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7, prevedendo l’adeguamento al contenuto dell’articolo 51 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. Il secondo prevede che le suddette modifiche si applicheranno a decorrere dal primo rinnovo degli organi comunali successivo alla data di entrata in vigore della legge. Infine, l’articolo 3, prevede l’entrata in vigore della legge il giorno stesso della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Regione.
Al via la discussione in Aula e il rinvio a domani per il voto (segreto)
Dopo la presentazione del Ddl da parte di Ignazio Abbate, ha preso il via la discussione. Il focus, però, non è tanto il terzo mandato ma, piuttosto, la guerra in Iran e le ricadute economiche sull’Isola e le indagini che hanno travolto la sanità siciliana, con il direttore generale del Policlinico di Messina, Salvatore Iacolino, nominato da pochi giorni alla guida del Dipartimento della Pianificazione Strategica alla città dello Stretto, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra.
Domani Aula convocata per le 15 ma non si può escludere che sarà preceduto da una riunione di maggioranza e, successivamente, dalla capigruppo. Nella speranza di trovare la quadra e, finalmente, adeguare la Sicilia alla normativa nazionale vigente. Ma, come anticipato, sarà ancora una volta il voto segreto a definire gli equilibri di una maggioranza che è alla continua ricerca di se stessa. O meglio, di ciò che vorrebbe essere.