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Finanziaria regionale: la cultura frammentata tra turismo e rigenerazione urbana

Continua la nostra analisi sul documento della Finanziaria che, proprio in questi giorni, è in discussione in Aula all’Ars. Ancora una volta, la cultura nella Finanziaria regionale è stata trattata come un figlio povero. A riprova di ciò, la cultura non compare in maniera organica all’interno del provvedimento. Per cercare i (pochi) investimenti previsti nel triennio 2026-28 è stato necessario spulciare tutti gli articoli.

La cultura nella Finanziaria regionale

Scavando, abbiamo trovato alcune disposizioni che, direttamente o indirettamente, incidono sul comparto culturale. In particolare, nei seguenti ambiti: turismo culturale e programmazione triennale, fondazioni liriche e sinfoniche. Ma anche valorizzazione dei beni culturali attraverso politiche di rigenerazione urbana, accessibilità culturale nelle aree costiere e balneari (PUDM). In assenza, quindi, di un capitolo di spesa esplicitamente dedicato alla cultura, gli interventi culturali emergono soprattutto tramite modifiche normative e contributi collaterali che incidono su istituzioni culturali, promozione territoriale e fruizione.

Interventi rilevanti per il settore culturale

L’articolo 42 modifica una a norma interviene sulla governance del turismo culturale, modificando le tempistiche sia del programma triennale di sviluppo turistico regionale sia del piano operativo annuale. Nello specifico, il programma triennale dovrà essere approvato entro 60 giorni dall’approvazione del bilancio. Non più entro il 30 giugno dell’anno precedente. Vengono inoltre soppresse due lettere dell’articolo 3 comma 3 della legge originaria, eliminando alcune obbligazioni programmatiche. Si tratta di una misura tecnicistica, cui non corrisponde nessun finanziamento.

Integrazione tra turismo e cultura

La programmazione turistica è una leva fondamentale per la valorizzazione del patrimonio culturale (musei, siti archeologici, teatri storici, borghi, eventi). La revisione delle scadenze rende più coerente la pianificazione con le disponibilità finanziarie reali, migliorando l’integrazione tra turismo e cultura. Anche nel caso delle fondazioni liriche e sinfoniche, non è previsto alcun finanziamento. L’articolo 43 modifica il comma 3 dell’articolo 35 della legge regionale sulle fondazioni liriche e sinfoniche della legge regionale del 26 marzo 2002. Viene eliminato il rinvio ai principi e alle procedure del decreto legge 367/1996. Tale decisione riguarda, tra gli altri, il teatro Massimo di Palermo e il teatro Bellini di Catania.

La riforma tende a semplificare la gestione amministrativo-finanziaria delle fondazioni lirico-sinfoniche, favorendo maggiore autonomia gestionale. Uno snellimento dei procedimenti amministrativi e una potenziale velocizzazione nell’allocazione delle risorse e nella programmazione artistica. È quindi modificata la funzionalità delle istituzioni culturali più prestigiose della Regione senza alcun stanziamento.

La misura indirettamente culturale

L’articolo 10 prevede iniziative di partenariato pubblico-privato per aree urbane degradate destinando un finanziamento pari a un milione di euro l’anno per progetti di recupero e animazione socio-culturale delle periferie. Si tratta di una misura indirettamente culturale ma potenzialmente molto rilevante. Anche perché i progetti possono includere riqualificazione di spazi culturali o creativi (centri giovanili, biblioteche, teatri di quartiere). E pure attività culturali per il coinvolgimento delle comunità e iniziative di arte pubblica e laboratori.

I contributi per gli enti locali

L’articolo 11, invece, prevede una serie di contributi agli enti locali. Tra questi abbiamo scoperto un finanziamento con ricaduta sulla fruizione culturale, pari a un milione di euro a favore dei Comuni per dotare le spiagge libere di attrezzature di sicurezza e accessibilità secondo il Piano urbanistico per disabili motori (PUDM). È più che mai evidente che l’accessibilità degli spazi pubblici costieri incida anche sulla possibilità di fruizione di eventi culturali in aree balneari (festival, programmazioni estive). Integrandosi così con politiche di turismo e cultura inclusive. Ma, come al solito, anche.

Limiti e criticità: la cultura frammentata in Finanziaria

Risulta evidente che si tratta di misure che hanno limiti e criticità. Tra queste, la più organica è l’assenza di un capitolo di spesa specifico per cultura e beni culturali all’interno del ddl. Inoltr,e molti interventi sono normativi, non finanziari. Non vengono introdotti fondi dedicati per teatri, musei, biblioteche, siti archeologici. È più che mai chiaro che la cultura è trattata in modo frammentato, all’interno di norme sul turismo, la rigenerazione urbana o le fondazioni liriche. Nel complesso, il ddl pur rafforzando la cornice normativa e favorire contesti nei quali la cultura può svilupparsi, non stanzia nuovi investimenti strutturali per beni culturali, musei o produzione culturale regionale.


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