Covid-19, rivolta contro l’apertura delle scuole in presenza È caos numeri. I sindaci dispongono nuovo stop fino al 15

Da un lato, le condizioni giuridiche con il rischio impugnative per le ordinanze, come avvenuto in Campania con il Tar che ha sospeso quella emanata dal governatore Vincenzo De Luca; dall’altro, i seri rischi legati al continuo aumento dei contagi da Covid-19. In Sicilia, l’unica certezza è il caos legato al ritorno in presenza degli alunni. Circa 600mila persone che da giovedì 13 gennaio, dopo le festività di Natale e i tre giorni extra concessi, dovranno tornare in classe così come fissato dal governo regionale. Il condizionale è però d’obbligo. Al termine di una lunga riunione in digitale i sindaci siciliani, quasi la totalità, hanno annunciato la firma di un’ordinanza, seguendo uno schema unico, che disporrà un nuovo stop almeno fino al 15 gennaio. La firma del documento, che dovrà essere adottato Comune per Comune in base alle scelte dei primi cittadini, arriverà nelle prossime ore. 

Sul rientro a scuola pesano le tante falle di un sistema ormai andato completamente in tilt. Il primo problema è quello del numero dei positivi in ogni territorio. I dati in mano ai sindaci, che operano come autorità sanitarie, non corrispondono agli infetti reali. In provincia di Catania, per citare un esempio, la trasmissione dei dati è stata sospesa da lunedì con una comunicazione inviata via email in cui si esplicita la necessità di «un aggiornamento del software informatico». Le stime sono quindi tutte al ribasso e chi può, in particolare nei centri più piccoli, riesce ad avere un quadro semi-aggiornato grazie ai contatti diretti con medici di famiglia e farmacie. Operazione impossibile nelle grosse città come Catania e Palermo. Leoluca Orlando, sindaco del capoluogo siciliano, ha chiesto ufficialmente i dati del suo Comune all’Azienda sanitaria provinciale pur sapendo che sarà molto difficile ottenerli in breve tempo. 

Questo problema, così come tutti quelli che ne derivano, sono stati al centro della riunione, convocata alle 15 di oggi pomeriggio dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani, di cui Orlando è presidente regionale. «La situazione è molto pesante, a questo punto l’alternativa diventa quella di valutare caso per caso rischiando anche le impugnative certe dei provvedimenti adottati», ha spiegato ai colleghi durante il confronto in digitale. Proprio a Palermo il prefetto Giuseppe Forlani ha diffuso una nota nei giorni scorsi in cui avverte i sindaci sulla possibilità di disporre la chiusura delle scuole soltanto con il parete tecnico-sanitario dell’Azienda sanitaria provinciale. 

Quasi tutti i sindaci, durante gli interventi, hanno chiesto l’adozione di un provvedimento unico, da adattare ai singoli territori, per stoppare il rientro in classe almeno fino a lunedì. Giorno in cui la Sicilia dovrebbe passare in zona arancione. I primi cittadini, senza giri di parole, si sono detti pronti a «uno scontro istituzionale» con Regione e Stato. «Siamo in assenza di elementi di garanzia per mandare i ragazzi a scuola – ha spiegato il sindaco di Caltagirone Fabio Roccuzzo – Sono passati giorni preziosi senza che le criticità siano state affrontate. Non è stato risolto il problema dello screening e delle mascherine Ffp2». Quest’ultime, secondo le direttive, sono obbligatorie per gli alunni della secondaria in presenza di uno o due casi positivi nella classe dovendo effettuare attività didattica in presenza.

A Scicli il sindaco Enzo Giannone, che è anche un dirigente scolastico, ha disposto la didattica mista per 25 classi su 48 a partire da domani. A Trapani, come annunciato dall’assessore Fabio Bongiovanni, l’amministrazione «deciderà di intervenire con una chiusura delle scuole di ogni ordine e grado». Tra tante incognite i sindaci del distretto sanitario 16, in provincia di Messina, hanno annunciato la chiusura delle scuole fino al 16 gennaio. A Siracusa il sindaco Francesco Italia ha annunciato che le scuole riapriranno il 19 gennaio, mentre il primo cittadino di Avola Luca Cannata ha ripreso in mano le vecchie ordinanze in cui era prevista la riapertura per giorno 20 gennaio. «Riaprire le scuole per due giorni è una follia», ha spiegato il sindaco di Mirto Maurizio Zingales. «A Misterbianco secondo gli ultimi dati abbiamo 1129 positivi, questo significa che presto entreremo in zona arancione. Ecco perché aprire le scuole diventa rischioso ed è necessaria un’ordinanza sindacale», ha spiegato il sindaco Marco Corsaro. A non allinearsi alla scelta di chiudere le scuole potrebbe essere Ragusa mentre Salemi ha disposto il ritorno in presenza. Avola e Siracusa hanno già annunciato un nuovo stop rispettivamente fino al 20 e al 19 gennaio. L’ordinanza di chiusura è stata firmata pure nei Comuni di Acireale e Catania. A Bronte si rientrerà in classe lunedì. 


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