Disgelo tra Corte dei conti e Regione Siciliana: ma rimangono emergenze, illeciti e casse vuote nei Comuni

«Se nei cittadini si insinua il sottile convincimento di non poter confidare in un sistema-giustizia che è presidio e tutela dei diritti dei più deboli si corre il rischio, specie in territori tradizionalmente intrisi da criminalità organizzata, che ci si rivolga ad altre, ritenute più efficienti compagini non istituzionali». Così Anna Luisa Carra, presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione siciliana, all’apertura dell’anno giudiziario 2026, con consuntivo del 2025. Il riferimento è al recente clima non proprio disteso, tra «pesanti e inaccettabili attacchi» all’operato della magistratura. Corte dei conti compresa: dal Ponte sullo Stretto ai rifiuti, passando per la sanità e la gestione siciliana delle risorse idriche. Un ruolo «percepito a volte come un pungolo fastidioso da chi amministra», continua, senza mandarle a dire.

Per una risposta sana alle emergenze della Sicilia

In riferimento alle recenti emergenze che hanno colpito la Sicilia – dai danni del ciclone Harry al dissesto idrogeologico di Niscemi – la presidente evidenziata come «enti con bilanci deficitari, difficilmente potranno fornire risposte serie alle esigenze dei cittadini, specie i più disagiati». Ed è qui che si gioca la partita del 2026: la Corte dei conti chiede una gestione che sia sì rapida, ma strutturalmente sana. Con apparati organizzativi efficienti e bilanci trasparenti. In cui anche la magistratura contabile ha un ruolo: una funzione di controllo sulle risorse pubbliche, frutto del prelievo fiscale sui cittadini. Parole che rispondono in modo chiaro alle insofferenze, manifestate in più occasioni, dai governi nazionale e regionale. Un ruolo, affidato dalla Costituzione, sia di controllo che di giurisdizione «per ripristinare le risorse pubbliche depauperate dalle condotte di chi amministra».

Il bilancio del 2025 e le contestazioni agli enti pubblici

Un bilancio 2025 positivo per il procuratore regionale Pino Zingale. Con «fenomeni di mala gestio entro limiti fisiologici». E «un rasserenamento nei rapporti con l’amministrazione regionale». Nonostante «nel variegato mondo degli enti regionali, incluse le società partecipate», si continui a verificare «un numero significativo» di illeciti. Tre i casi «di particolare rilievo» segnalati, per i quali si attende la decisione della Cassazione sul diritto di giudicare in capo ai giudici contabili. Il primo riguarda il risarcimento di quasi 308mila euro, per la «gestione arbitraria di immobili confiscati alla mafia, in assenza di titolo legittimante e con finalità del tutto estranee a quelle di legge». Il secondo coinvolge oltre 403mila euro di «fondi dell’otto per mille gestiti dal vescovo di una Diocesi siciliana». Per fini personali, secondo l’accusa. C’è, infine, il risarcimento di un danno da quasi 123 milioni per la «stipula di contratti cosiddetti derivati». In cui la banca si sarebbe «sostituita nelle scelte dell’ente pubblico».

I rapporti con la Regione siciliana: rifiuti, acqua, eventi e Sanità

Rapporti in miglioramento, dunque, con il governo di Renato Schifani. Anche se alcuni nodi, non trascurabili, rimangono aperti. Come si evince dalla relazione della presidente della sezione di controllo per la Regione siciliana Maria Rachele Anita Aronica. La prima indagine-referto illustrata riguarda l’emergenza rifiuti. Con un costante intervento emergenziale dal 1999 e continue carenze infrastrutturali. Tema su cui la valutazione dell’operato dell’amministrazione regionale ha permesso di individuare «alcuni profili critici da assoggettare ai futuri follow up». Così come per l’emergenza idrica, con «il perdurare di carenze infrastrutturali, che rendono inefficiente la gestione del ciclo dell’acqua, con ripercussioni anche sull’economia legata al settore agricolo». E la Corte dei Conti si è occupata anche della gestione degli eventi per Agrigento Capitale italiana della cultura 2025. Con un «progressivo miglioramento, nonostante i consistenti ritardi iniziali».

Le indagini sulla Sanità

Chiusa l’indagine-referto sui fondi Covid, avviata nel 2024 sul triennio pandemico 2020-2023 e riferita specificatamente al piano di riorganizzazione delle terapie intensive e sub-intensive adottato dalla Regione Siciliana. Rimane, invece, ancora in via di chiusura l’istruttoria sulle liste d’attesa della Sanità regionale. Con una bozza approvata lo scorso 29 dicembre 2025 e concentrata sulla gestione delle risorse finanziarie per il recupero delle prestazioni sanitarie non erogate nel periodo di emergenza pandemica.

La situazione dei Comuni siciliani

Alla fine del 2025, sono ancora 39 i Comuni siciliani in predissesto. Nel corso dell’anno, inoltre, 7 enti (Acate, Giarratana, Mineo, Montelepre, Pietraperzia, Portopalo di Capopassero e San Giovanni La Punta) hanno fatto ricorso alla procedura di riequilibrio. Mentre sono 3 i Comuni (Avola, Campobello di Licata e Tremestieri Etneo) che hanno ricevuto il visto al raggiungimento del riequilibrio finanziario. Meno bene per i 5 enti che hanno dovuto dichiarare il dissesto nel 2025, bilanciati dalla fine della procedura per 6 Comuni (Brolo, Catania, Floridia, Porto Empedocle, San Cataldo e Tortorici). Con un saldo che porta a 72 il totale dei Comuni siciliani in dissesto finanziario.

Le sfide per il futuro della Sicilia

L’anno giudiziario 2026 si apre, dunque, con una sfida doppia per la Sicilia. La necessità, innanzitutto, di spendere presto e bene le risorse storiche del Pnrr. E la capacità delle istituzioni regionali di muoversi in un quadro normativo in evoluzione, senza smarrire la bussola della legalità finanziaria. Come sottolineato dai magistrati, l’obiettivo non è la sanzione fine a se stessa, ma la garanzia che ogni euro pubblico generi valore per i cittadini siciliani. In un clima di cauto ottimismo che, seppur tra i deficit strutturali, parrebbe segnalare maggiore trasparenza e dialogo. Se la collaborazione tra Corte dei conti e Regione Siciliana -iniziata alla fine del 2025 – sarà in grado di tradursi in una prassi amministrativa quotidiana nel 2026, l’anno in corso potrebbe segnare un passo in avanti decisivo. Per la stabilità economica dell’Isola e per la tutela effettiva dei diritti dei siciliani.


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