Consulta delle culture, cacciato il consigliere di Salvini Darawsha: «Va rimosso, non rappresenta i migranti»

«La Presidenza della Consulta, in seguito alle esternazioni pubbliche del consigliere comunale Giorgio Calì, del movimento Noi con Salvini, per quello che ci riguarda non fa più parte della Consulta». Queste le parole di Adham Darawsha, presidente della Consulta delle Culture del Comune di Palermo a seguito di un’intervista a MeridioNews dell’attivista del Carroccio, le cui parole hanno mandato su tutte le furie i migranti che partecipano all’organo amministrativo comunale.

Il consigliere Giorgio Calì, finito nel movimento Noi con Salvini, siede nell’organo che dovrebbe promuovere le politiche sull’immigrazione. Criticato dagli altri membri, si difende e prende le distanze da Borghezio, chiamato Bergozio, per poi riallinearsi alla tesi leghista «aiutiamoli a casa loro». 

«Prendiamo atto della gravità di queste parole – continua Darawsha – Soprattutto perché rese alla fine di un’assemblea in cui Calì si era impegnato a rispettare i principi e i fondamenti della Consulta. Infatti il consigliere era intervenuto all’inizio del lavoro per ribadire questo suo impegno, salvo poi fare dichiarazioni contrarie subito dopo. Chiederemo, quindi, in un dibattito urgente al consiglio comunale, la sua rimozione e sostituzione. Altrimenti il suo posto resterà vacante. Questa presidenza non ha alcuna intenzione di convocarlo mai più». Parole di fuoco quelle del medico palestinese che trovano conferma anche attraverso il consigliere dello stesso organo Nadine Abdia: «Ascoltate le sue dichiarazioni (di Calì, ndr) e giudicate da voi. Vergogna! Dentro la Consulta delle culture uomini così non li vogliamo. Calì, trovati un altro pubblico, gli immigrati non li rappresenti».


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