Consorzio bonifica, prosegue la protesta lavoratori Sciopero della fame e presidi fissi dentro canalone

«I lavoratori del consorzio di bonifica sono decisi ad andare avanti con lo sciopero della fame, lasciando un presidio permanente all’interno del canalone quota cento in contrada ponte Barca». A parlare è Ernesto Abate della Cisl, quando sono passate quasi 72 ore dall’inizio della protesta da parte dei dipendenti del Consorzio nove di Catania. Le segreterie provinciali dei sindacati confederali etnea hanno aderito allo sciopero dei lavoratori, che è iniziato in concomitanza con quello avviato da parte di tutti consorzi della Sicilia. Sono circa 80 i manifestanti presenti nella zona del canalone e hanno bloccato, sia pure a scopo dimostrativo, e per poco tempo, il traffico lungo la strada provinciale 24 che collega Paternò con Sferro. 

«Ni lascanu sulu a corda per affucarini (ci hanno lasciato solo una corda per impiccarci, ndr)» hanno gridato i manifestanti svariate volte. In un documento unitario le segreterie regionali delle tre sigle avevano espresso forti preoccupazioni per la grave ed insostenibile crisi economica in cui versano gli enti che si occupano di svluppo agricolo nell’Isola. «La situazione è critica e già ci troviamo alla vigilia della stagione irrigua che inizierà il 13 giugno. Il consorzio di Catania è vasto ma risente delle problematiche accumulate in questi anni. L’impianto di sollevamento di Nuova Sigona, che si trova nella zona di Lentini, serve circa otto mila utenti su 22mila soci ma non è operativo, in quanto l’Enel vanta nei confronti del consorzio 6 milioni di euro di crediti e si è proceduto al pignoramento».

Nel tardo pomeriggio di ieri tuttavia sarebbe stata raggiunta un’intesa tra la multinazionale e il Consorzio e nelle prossime ore dovrebbe essere riattaccata l’energia elettrica per fare tornare in funzione l’impianto. «Alla vigilia della stagione irrigua a 33 operai 51isti scade il contratto – spiega Abate – e si ritroveranno a casa quando invece dovrebbe esserci una continuità lavorativa. Verranno meno quelle maestranze necessarie per dare un buon servizio. Si tratta di manovratori e saldatori specializzati». 

I disservizi del Consorzio di bonifica si ripercuotono anche sul canone pagato degli utenti. Fino a due anni addietro il pagamento ha portato nelle casse dell’ente quattro milioni di euro mentre l’anno scorso soltanto due milioni e 800mila. «La nostra proposta – conclude Abate – è quella di utilizzare una quota parte del canone, oltre 300 mila euro, per pagare gli stipendi a queste maestranze in modo tale da eliminare i disservizi e consentire il recupero della somma mancante (circa un milione e duecento mila euro, ndr) del canone non pagato dagli utenti». Per Alfio Mannino della Cgil la situazione è drammatica : «Quello di Catania è il più grande consorzio della Sicilia, sia come estensione che come utenti. Quando migliaia di persone non ricevono un servizio adeguato per l’agricoltura significa che si mettono in discussione non solo i diritti dei lavoratori, ma l’intero apparato produttivo catanese».


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