Oggi al Giardino di Scidà di Catania si è tenuta la conferenza stampa del Comitato Avvocatura Etnea per il NO al Referendum sulla giustizia. Presenti tanti avvocati, rappresentati delle associazioni, magistrati e cittadini. L’avvocato Goffredo D’Antona, portavoce del Comitato, e gli avvocati Carmen Miarabella e Francesco Faro hanno aperto gli interventi. Durante l’incontro si è […]
Presentato il Comitato avvocatura etnea per il No al Referendum sulla giustizia
Oggi al Giardino di Scidà di Catania si è tenuta la conferenza stampa del Comitato Avvocatura Etnea per il NO al Referendum sulla giustizia. Presenti tanti avvocati, rappresentati delle associazioni, magistrati e cittadini. L’avvocato Goffredo D’Antona, portavoce del Comitato, e gli avvocati Carmen Miarabella e Francesco Faro hanno aperto gli interventi.
Durante l’incontro si è voluto evidenziare come sia un dato infondato che l’avvocatura italiana sia compatta per il sì, infatti non solo nel distretto di Catania ma anche in tanti Fori della Repubblica gli avvocati per il No si stanno costituendo in comitati spontanei.
«La decisione di tante avvocate e avvocati non è scelta politica per dire No a questa maggioranza di Governo, avendo il comitato Etneo una forte trasversalità politica, non è neanche una mera difesa dei magistrati – sottolineano ancora gli avvocati etnei -. Semplicemente è una riforma che riteniamo inutile, perché crea nuovi centri di potere della politica, aumentano a dismisura i costi che ben potrebbe essere utilizzati per altri fini».
«Scegliendo di votare No si è scelto di difendere la Costituzione, in quanto questa riforma mina uno dei pilastri della democrazia costituzionale, ovvero l’indipendenza della magistratura – sostengono ancora dal Comitato Avvocatura Etnea per il NO al Referendum -. L’introduzione del sorteggio per i componenti togati del CSM, lo sdoppiamento di questo, introduzione dell’Alta Corte, la delegittimazione costante della magistratura, sono strumenti incettabili, che noi avvocati rifiutiamo, perché mettono a rischio l’autonomia della giustizia».