Che fine ha fatto il parco di Villa Turrisi? Verde fantasma a due anni dalla delibera

Si riunisce oggi il direttivo dell’associazione Parco Villa Turrisi, promotrice dell’apertura della nuova area verde a ovest della città di Palermo. Un incontro per decidere i prossimi passi attuativi in merito alla proposta presentata al Comune di Palermo, che ha visto una delibera approvata il 7 aprile 2015 per l’avvio delle procedure inerenti la manutenzione dei canali di Passo di Rigano e del torrente Borsellino e la lotta agli abusi edilizi all’interno dell’area delimitata per il futuro parco. La creazione di un importante polmone verde per la città sta andando a rilento, come sostengono i volontari dell’associazione che sin dalla scorsa legislatura stanno dialogando con la giunta per velocizzare l’iter burocratico.

L’associazione aveva lanciato nel 2015 una petizione di raccolta firme che ad oggi ha quasi raggiunto l’obiettivo di cinquemila sostenitori. Il Comune si mostra ancora una volta interessato nel portare avanti i lavori già in atto, «avendo sollecitato – come afferma l’assessore al Verde Pubblico Sergio Marino – gli uffici competenti». Già nello schema di massima del Piano regolatore generale per Palermo 2025, approvato lo scorso 3 ottobre, si sottolineava come le azioni dell’amministrazione «tendono all’attuazione di una governance sostenibile della risorsa suolo quale servizio ecosistemico e valore di paesaggio».

L’iter scelto per i lavori sull’area segue due differenti vie: uno per la green way e una differente per il parco. Per la prima vi sono delle somme già stanziate dal Cipe con un concorso di progettazione in attesa di pubblicazione da parte del Comune, per il parco erano in programmazione un’analisi catastale di tutte le proprietà nel perimetro del futuro parco al fine di identificare eventuali costruzioni abusive e la pulizia del canale Passo di Rigano e del torrente Borsellino che rappresenta il momento embrionale della nascita del parco. L’idea è di sfruttarli come un reticolo ciclo-pedonale, eliminando gli scarichi e la vegetazione anomala, e ri-naturalizzando gli argini così da recuperare sulle sponde lo spazio per percorsi a piedi e per le due ruote.  


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