Catania brucia, gli architetti scrivono a Bianco «Mancano progetti e programmi per la città»

È una lettera infuocata quella che l’In/Arch Sicilia, la sezione regionale dell’Istituto nazionale di Architettura, invia a Enzo Bianco. A far traboccare l’acqua dal vaso è stato l’incendio in viale Africa che ha distrutto il «rudere incompiuto del cosiddetto centro culturale Le Ciminiere 2, in cui erano state spese ingenti somme provenienti dalle risorse comunitarie». Un rogo – il secondo in poco tempo a danno di luoghi in cui vivevano migranti – le cui origini sono ancora da accertare. Ma che avrebbe confermato «lo stato di rischio e di degrado della città». Uno stato del quale viene incolpato anche il primo cittadino di Catania.

«La preghiamo di intendere queste riflessioni come propositive», premette il presidente di In/Arch Ignazio Lutri. Che poi arringa: l’incendio in viale Africa sarebbe «frutto di cattive gestioni del denaro pubblico prima e di negligenze, incuria e indifferenza poi». «Possiamo, signor sindaco, richiamarla alla necessità di agire e affermare che lei non ha affrontato e controvertito nessuna delle annose questioni che investono la città, la consumano, la desertificano», attacca Lutri. «Lei non ha aperto alcun reale percorso di rinnovamento urbano», e non solo. Enzo Bianco avrebbe proposto «una Catania che non esiste, che non viene vissuta dai suoi cittadini».

Tra le colpe di Bianco ci sarebbe anche di non aver «ancora aperto le porte di tanti spazi che invece di essere destinati all’abbandono potrebbero essere luoghi di nascita e sviluppo di attività economiche e culturali, cui le migliori componenti civili della città sono pronte a collaborare». E se il sindaco etneo in alcuni casi avrebbe sbagliato a non agire, in altri avrebbe agito male: «Ha avallato operazioni che si annunciano come prossimi ruderi», prosegue il presidente Lutri. A Catania quelli che mancano, secondo gli architetti, sono «programmi e progettualità» oltre che «una visione di governo metropolitano».


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