La carenza di donatori di sangue in Sicilia. «Età media sempre più alta, ma difficile trovare pure i medici»

«All’orizzonte c’è un pericoloso futuro senza donatori di sangue». Una situazione allarmante che, nei giorni scorsi, è finita al centro di un confronto tra le principali associazioni di donatori, che si occupano di raccolta di sangue e plasma nell’Isola, e i componenti della commissione Salute all’Assemblea regionale siciliana presieduta dal deputato della Lega Pippo Laccoto. Un sistema, quello della raccolta del sangue, mandato in crisi anche dalla pandemia da Covid-19. I nodi al pettine, però, sono più di uno. «Con la pandemia non c’è stata un contrazione del numero di donatori ma è emerso il problema di medici e infermieri», spiega a MeridioNews Liliana Dipasquale, presidente regionale dell’associazione Fratres donatori di sangue. Una carenza di camici bianchi – a favore delle Unità speciali di continuità e dei centri in cui somministrare i vaccini – che ha rallentato il ritmo delle sedute in cui vengono effettuate le donazioni. «C’è stata una sorta di fuga dalle unità di raccolta con diverse situazioni in cui ci sono i donatori ma non c’è la presenza di trasfusionisti», specifica Dipasquale.

In Sicilia, stando ai dati elencati durante la seduta della commissione all’Ars, il 95 per cento delle donazioni di sangue viene effettuato attraverso la rete delle associazioni di volontariato. «C’è anche la questione del popolo dei donatori – aggiunge la presidente di Fratres Sicilia – che in Sicilia sta invecchiando. Si può donare dai 18 ai 70 anni e nella nostra isola la fetta più grossa è composta da cinquantenni e sessantenni». Un’assenza di ricambio generazionale che dovrebbe imporre un cambio di passo nei confronti delle nuove generazioni. I donatori di domani da intercettare in ambito scolastico. «Servirebbe per portare avanti corretti stili di vita oltre a un concetto di solidarietà».

Stando ai dati del ministero della Salute in Italia, nel 2021, sono state fatte tre milioni di donazioni a fronte di 1,6 milioni di donatori, di cui 1,38 milioni periodici e 268mila occasionali. A questo bisogna aggiungere che il sistema sangue italiano, a differenza di altri Paesi, si basa totalmente sulla donazione volontaria e non remunerata. «In questo periodo non parlerei di emergenza sangue in Sicilia – precisa la presidente – ma se guardiamo all’estate torneremo in una fase difficile. Nella nostra Isola, solo per citare un numero, abbiamo per esempio 2500 talassemici che hanno bisogno di sangue ogni 15 o 20 giorni e in estate non è semplice».

Tra le possibili soluzioni portate sul tavolo della commissione Sanità all’Ars c’è anche quella che riguarda gli specializzandi. «Bisognerebbe rivedere determinati paletti, sanciti a livello nazionale – conclude Dipasquale – servirebbe prevedere la possibilità per i medici specializzandi di prestare servizio in qualità di prelevatori del sangue. Attualmente, queste figure sono vincolate contrattualmente con le strutture pubbliche».


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