Sono una 40ina le persone che da questa mattina saranno messe alla porta della struttura del Calatino poiché, in base al nuovo decreto Sicurezza, non hanno più diritto di vivere lì. «Li ospito a casa mia», dice il titolare di un b&b di Giarre
Cara Mineo, oggi cominciano gli allontanamenti Fuori i migranti con la ex protezione umanitaria
L’elenco conta una quarantina di persone, tutte titolari di quel permesso di protezione umanitaria che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha cancellato con un colpo di spugna lo scorso 5 ottobre, data della pubblicazione in gazzetta ufficiale del cosiddetto decreto Sicurezza. Sono loro i primi migranti che saranno ufficialmente accompagnati fuori dal Cara di Mineo, a partire da questa mattina. A gruppi di poche persone, diluite nei giorni, tutte lasceranno la struttura per richiedenti asilo nel Calatino e si riverseranno sulle strade. Come del resto avviene da giorni, sebbene su base più o meno volontaria. Se le immagini della stazione di Crotone hanno fatto il giro d’Italia, potrebbe accadere lo stesso con quella di Catania. Negli ultimi due mesi hanno lasciato volontariamente il Cara, secondo quanto si apprende, almeno un centinaio tra uomini e donne. E la rete della solidarietà dal basso si è già attivata: «Il mio bed and breakfast è aperto all’ospitalità», dichiara a MeridioNews Isidoro La Spina, mediatore culturale che al Cara ci lavora e che, a Giarre, gestisce un’attività ricettiva.
«Gli effetti del decreto Sicurezza si fanno vedere da giorni», afferma Walter Cerreti, che per la Comunità di Sant’Egidio di Catania si occupa proprio dei migranti di Mineo. «Sono aumentate le persone che lasciano il Cara e finiscono a dormire in piazza della Repubblica, per spostarsi all’alba alla stazione centrale», continua. Secondo il suo racconto, già da diverse settimane i migranti a cui viene riconosciuta la protezione umanitaria (richiesta parecchi mesi fa) verrebbero messi alla porta del Cara. Versione che è stata smentita sia dalla prefettura sia dall’attuale direzione. Quello che però è stato ammesso è che da stamattina le cose cambieranno ufficialmente e che anche nella struttura del Calatino cominceranno formalmente gli allontanamenti di chi, pur non essendo più un richiedente asilo, rimaneva nel Residence degli aranci in attesa dell’inserimento nelle strutture di seconda accoglienza, come i centri Sprar.
«I ragazzi sono molto informati – conferma Isidoro La Spina – Sanno da tempo che non possono rimanere al Cara e si sono organizzati di conseguenza, spesso allontanandosi volontariamente invece che forzati». Fatto sta, però, che anche questa fase di tolleranza si è conclusa. E tutto a tre giorni dall’editoriale che il ministro Salvini in persona ha scritto sulle colonne del quotidiano La Sicilia, annunciando le grandi novità che il decreto Sicurezza avrebbe portato proprio sull’Isola. In primis il graduale svuotamento del Cara. «Per lasciare questi poveretti in mezzo alla strada – continua il mediatore culturale – È questa la sicurezza? In questa situazione, io ho deciso di fare la mia parte». Così ha scritto un post su Facebook, annunciando la sua disponibilità a ospitare 14 persone nella sua struttura ricettiva, d’inverno inattiva. «Ho creato un gruppo sui social, che si chiama Nessuno è straniero, e in un paio di giorni mi hanno contattato oltre duecento persone. Alcune mi hanno offerto soldi, io però ho rifiutato».
Il primo passo di questa accoglienza spontanea sarà una riunione tra semplici cittadini e associazioni, venerdì, per decidere come trasformare un gruppo Facebook in qualcosa di più concreto. «Decideremo se darci, intanto, una forma legale e poi metteremo insieme tutte le offerte: assistenti sociali e mediatori culturali che hanno dato la propria disponibilità professionale, persone che hanno offerto spazi o camere da letto… Tutto questo può avere un senso se organizzato in maniera intelligente. Non avremo bandiere, saremo laici». Mentre il suo lavoro va avanti per trovare la forma di aggregazione migliore, sono cominciati gli attacchi personali veicolati tramite Facebook: «Hanno cominciato a chiedermi di accogliere prima gli italiani senza casa, o a dirmi che forse meriterei di essere spedito via con un barcone. Io rispondo che non faccio distinzioni di nazionalità. Ma mi preoccupa che questi insulti possano diventare qualcosa di più concreto, visto il clima che si respira».