Calcolare la propria pensione: oggi è possibile

Prendere coscienza delle risorse disponibili in pensione per agire con una forma complementare di risparmio nel caso in cui tali risorse siano insufficienti è oggi possibile grazie al nuovo “calcolatore della pensione futura”.

 

Si tratta di un nuovo strumento che permette di conoscere, sulla base della legislazione vigente, la data di pensionamento e l’importo della pensione netta annua. Per utilizzare il calcolatore l’utente dovrà specificare la data di nascita, il sesso, il codice di avviamento postale, la data di inizio di iscrizione alla previdenza obbligatoria, la categoria, la professione, e il reddito annuo.

 

La pensione pubblica, primo pilastro della previdenza, sarà la nostra risorsa principale al termine dell’attività lavorativa. I contributi obbligatori versati dal dipendente e dal datore di lavoro sono la forma più consistente e regolare di risparmio. Le pensioni sono una rendita vitalizia, non verranno mai meno, anzi sono reversibili a favore del coniuge, e sono garantite dallo Stato. La pensione pubblica è protetta dalla perdita del valore d’acquisto perché ogni pensione viene annualmente rivalutata sulla base dell’inflazione accertata a livello nazionale.

 

Gli strumenti di stima della pensione futura (spesso nella veste di prodotti informatici on-line), danno l’opportunità di elaborare i calcoli necessari applicando il combinato disposto degli articolati regolamenti, leggi e provvedimenti e della contribuzione accreditata, al caso concreto, fornendo una consulenza accuratamente quantificata e personalizzata.

 

Provando a fare alcuni esempi con questo nuovo strumento, risulta che un operaio di Catania, classe ’50 (oggi 57enne), che abbia lavorato per trentasette anni, dai 20 ai 57, in un azienda privata, percependo 12.000 euro come reddito annuo, si ritrovi una pensione netta di 9.597 euro annui, vale a dire l’81,7% dell’ultimo stipendio percepito durante l’attività lavorativa. Lo stesso operaio se fosse nato nel 1980 e avesse cominciato a lavorare nel 2000, a 61 anni, data del pensionamento, percepirebbe solo il 67,2% dello stipendio. La situazione peggiora se si fanno stime più lontane nel futuro.

 

Non solo, sorprende anche il fatto che la categoria di lavoratori professionisti risulta svantaggiata, se si pensa che un professionista, ad esempio un brillante commercialista, che abbia percepito il primo reddito annuo di 30.000 euro, con un’ascesa nella propria carriera fino a 137.665 euro all’anno, si trovi a percepire una pensione netta di 29.182 euro annui, insomma 108.000 euro circa in meno di quanto percepito durante l’attività lavorativa.

 

Nel caso degli insegnanti statali, bisogna riconoscere che, stando ai calcoli, almeno per quanto riguarda la pensione, godono di una buona prospettiva. Abbiamo calcolato, infatti, che un insegnante statale di ruolo, classe ’50, che abbia percepito un reddito di 14.400 euro annui a partire dal 1970, percepirà una pensione di 13.605 euro annui, vedendosi garantito il 96,5% del proprio reddito.

 

Di ipotesi e calcoli ne abbiamo fatti tanti – è impossibile riportarli tutti in un articolo – ma a volte si ha quasi l’impressione che per alcune categorie di lavoratori bisogni arrivare addirittura alla pensione per godere di uno stipendio decente!

 

Adesso, ipotizzando “che farai da grande” prova a calcolare la tua pensione ciccando qui.


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