Bulldog, undici anni e sei mesi per Roberto Vacante Nella sentenza del gup dodici condanne e confische

Il giudice per l’udienza preliminare di Catania Pietro Currò ha condannato alla pena di undici anni e sei mesi Roberto Vacante. La sentenza del processo di primo grado dispone in tutto dodici condanne per associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, una assoluzione e la confisca di sette aziende e quote societarie. Lo riporta l’agenzia di stampa Ansa. È l’esito del processo con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta Bulldog, frutto di un’operazione della squadra mobile di Catania che il 21 gennaio 2016 aveva portato all’arresto di 16 persone ritenute appartenenti alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano, e al sequestro preventivo di alcune società operanti nei campi dell’impiantistica sportiva, della ristorazione, dei parcheggi e degli autolavaggi. I sigilli era scattati anche per un lido balneare. 

Detto di Vacante, sono stati inoltre condannati Giuseppe Massimiliano Caruso a 8 anni e 2 mesi, Santo Patanè a 7 anni e 6 mesi, Salvatore Di Bella a 7 anni, Francesco Russo a 6 anni e 4 mesi, Mario Aversa a 2 anni e 4 mesi, Giuseppe Celestino Vacante a 3 anni e 6 mesi, Danilo Di Maria a 3 anni e 2 mesi. Due anni per Nunzio Giarrusso, Nunzio Di Mauro, Angelo Lo Re e Giacomo Savaglia. Assolto «perché il fatto non sussiste» Daniele Furnari. Le imprese confiscate sono Sportilia, Giarrusso catering, quote di Parking car srl unipersonale, del lido Satin blu, della Bull Dog Camp e di un autolavaggio, oltre al ramo d’azienda destinato alla gestione del ristorante L’Oste di Tremestieri. 

Dall’inchiesta era emerso il profilo affarista della famiglia Santapaola e suoi variegati interessi economici, tra riciclaggio di denaro sporco e recupero crediti. Era stata svelata una presunta rete di società e teste di legno che avrebbero gestito i capitali della famiglia catanese di Cosa nostra. Al centro di questo quadro c’era la figura di Roberto Vacante, sposato con Irene Santapaola, nipote del capomafia Benedetto, figlia di Salvatore, sorella di Antonino e Vincenzo detto Il grande, recluso al carcere duro. Una dinastia che, secondo gli investigatori, viene tramandata attraverso il vincolo di sangue di generazione in generazione


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