Birrificio Messina, ogni giorno un pellegrinaggio laico Etty, dall’Inghilterra per portare la birra nei suoi locali

Anche gli ultimi due silos hanno trovato posto all’interno dei capannoni di Larderia che ospitano il Birrificio Messina. La produzione della birra prosegue senza sosta, ma per poterla comprare in enoteche e supermercati ci vorrà ancora un po’ di pazienza. La voglia di assaggiare il liquido ambrato prodotto dai 15 mastri birrai nell’ex area Asi è tale che ogni giorno in tanti fanno capolinea presso lo stabilimento per chiedere di poterla gustare o dove poterla comprare. Ma il primo obiettivo dei produttori, al momento, è riempire i magazzini per poter rispondere a tutte le richieste in maniera continua e strutturale. 

Tra chi si spinge fino alla periferia sud di Messina, un paio di settimane fa è arrivato anche Ettore Criscenti. Più conosciuto come Etty, il 40enne siciliano emigrato 20 anni fa da Trapani in Inghilterra, dove dirige Slice of Sicily, una catena di negozi di prelibatezze siciliane. Etty è diventato famoso per i suoi video che spopolano sul web, dove reinventa le ricette tradizionali siciliane. Dopo aver letto su Facebook dell’avventura dei birrai messinesi, ha deciso che nei suoi punti vendita a Preston e Manchester vuole commercializzare anche le birre prodotte a Messina: la Doc 15, la Premium e la Birra dello Stretto.

«Sono trascorsi otto anni e mezzo dal mio ultimo viaggio in Sicilia – racconta Etty con il suo slang siculo inglese – ma dovevo venire di persona a vedere all’opera questi operai che hanno scommesso tutti loro stessi per produrre di nuovo birra nella loro città». E così ha fatto. Dopo aver contatto il responsabile commerciale del Birrificio Messina, l’imprenditore ha preso l’areo con il solo obiettivo di poter gustare questa birra che ha il sapore del riscatto. 

«È un buon prodotto e sono certo che gli inglesi lo apprezzeranno». Non ha paura della concorrenza inglese in tema di birra perché spiega «ha un gusto diverso da quello delle birre britanniche. È dolce – dice dopo aver assaggiato la Doc 15 – sembra una birra artigianale, anche se è fatta su base industriale. E poi è messinese»


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Decine di visite quotidiane nei capannoni dove si lavora per riuscire a rispondere a tutte le richieste. Semplici cittadini e imprenditori, come Ettore Criscenti, trapanese trapiantato nel Regno Unito. «È un buon prodotto e sono certo che gli inglesi lo apprezzeranno, è dolce, un gusto diverso da quello delle loro birre»

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