Bianco e Renzi presentano il «Patto per Catania» Le opposizioni: «Soldi già previsti, solo spettacolo»

Ad aspettare il presidente del consiglio, questa mattina a Catania, ci sono tutti. Chi per manifestare il proprio dissenso nei confronti delle politiche di governo, come le diverse anime della sinistra bloccate fuori dal teatro Bellini, chi invece per rendere omaggio al giovane presidente toscano. Tra questi, nei locali eleganti del Massimo, era possibile scorgere i volti di amministratori locali, sindaci dei paesi etnei, deputati regionali, professionisti, massimi rappresentanti delle forze dell’ordine, della prefetta e dell’intera giunta cittadina. Un’occasione da non perdere, il «Patto per Catania» firmato dal sindaco Enzo Bianco e da Matteo Renzi in persona riunisce sotto lo stesso tetto i nuovi potentati del Pd Valeria Sudano e Luca Sammartino, ma anche i vertici della politica siciliana: dal sottosegretario Giuseppe Castiglione, passando per Pippo Nicotra, Giovanni La Via, Giuseppe Berretta, Concetta Raia arrivando persino alla senatrice Anna Finocchiaro.

«Matteo sei il migliore», «Matteo ti vogliamo bene», «Matteo sindaco d’Italia», sono queste le grida che si ascoltano nel momento in cui – dopo una lunga attesa dovuta a un incidente nello scalo etneo di Fontanarossa – il presidente del consiglio varca finalmente la porta del salone centrale. Ad accoglierlo, oltre ai fan più accaniti muniti di smartphone per i selfie, l’orchestra del teatro che intona per l’occasione le note del «Guerra, guerra», celebre passaggio della Norma belliniana. «Una scelta che é in realtà una rivendicazione di libertà – spiega Enzo Bianco – e non un inno alla guerra».

Sul palco un set montato per l’occasione aspetta i due democratici: un tavolo con due sedie, illuminato da una luce centrale, è lì per incorniciare la firma dell’accordo che, secondo l’assessore al welfare Angelo Villari è stato «fortemente voluto dal nostro sindaco». Ma andiamo alle cifre: 740 milioni di euro per la città di Catania, è questa la somma al centro del «patto», un’iniezione di denaro pubblico spendibile entro il 2020 individuato tra i finanziamenti già predisposti da Roma. Tra questi, 323 milioni sono i contributi assegnati da Palazzo Chigi, 408 rappresentano le cosiddette «risorse aggiuntive» (fondi relativi al Pon Metro e altri 49 milioni per la riqualificazione idraulica dei torrenti). Cinque i settori prioritari in cui investire: infrastrutture, ambiente, sviluppo economico, turismo e cultura, sicurezza e politiche sociali.

«Questo patto è una iniezione di fiducia e di energia – afferma entusiasta Enzo Bianco -. Vogliamo utilizzare questi fondi subito per opere fondamentali, come la strada che collegherà il centro di Catania all’Etna, il porto o antichi splendori come il convento dei Crociferi». Annuisce e sorride intanto il presidente del consiglio, secondo il quale, proprio la cultura è il settore più importante per fare ripartire Catania. «La vostra è soprattutto una città bella – dichiara Renzi – e proprio dalla bellezza dobbiamo ripartire. Guardo questo teatro e penso che, come già è stato per il museo di Reggio Calabria, strutture come queste devono rappresentare il riscatto per una terra in difficoltà».

Non tutti i presenti però apprezzano la bontà dell’accordo, e c’è chi – come Manlio Messina di Fratelli d’Italia – sostiene che più che un patto quello presentato ai catanesi sarebbe in realtà un «pacco». «Il presidente Renzi finge di destinare nuovi fondi a Catania – incalza Messina – allo stesso modo in cui inaugura viadotti mai crollati per continuare a raccontare la sua storiella ai siciliani e ai catanesi. È un comportamento degno del più vecchio politicante democristiano, e i catanesi non ci cascheranno». Il denaro in arrivo, secondo gli oppositori, sarebbe infatti già previsto da accordi precedenti, ma non basterebbe a coprire i tagli effettuati negli anni nei confronti degli enti locali. «Questo è solo un ignobile teatrino. Sono milioni gli euro che in realtà il governo ha tagliato a regioni ed enti locali – afferma dall’esterno Matteo Iannitti, portavoce di Catania Bene Comune – soldi che nessuno ci viene a restituire e la cui assenza ha provocato gravi disagi nei servizi fondamentali come la sanità, l’assistenza ai disabili e la cultura».


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