Beni confiscati, Salvini: «Si potranno mettere in vendita» Ma questa possibilità è già prevista dal codice antimafia

Il lavoro dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che ne amministra 15mila, «dovrà essere implementato»: sarà portato da 70 a 200 il numero degli addetti. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, rispondendo per la prima volta al question time a un’interrogazione sui beni confiscati. Il nostro «sarà il governo dell’antimafia dei fatti» ha detto il vice premier spiegando che non saranno solo aumentate le risorse umane ma ci saranno anche «cambiamenti normativi» per consentire la «messa in vendita dei beni inutilizzati». Una procedura che, in realtà, è già prevista dal codice antimafia anche se poco praticata.

Come raccontato questa mattina da MeridioNews nel caso specifico catanese che vale, però, in generale su tutto il territorio nazionale, la vendita delle proprietà sottratte ai mafiosi che le hanno ottenute attraverso affari illeciti collegabili alle loro attività criminali è già fattibile. La possibilità di metterle a reddito, vendendole o affittandole a privati, è infatti già prevista dal codice antimafia. Allo stato attuale, ad avere questa facoltà sono lo Stato e l’Agenzia nazionale che ne destinano i proventi al Fondo unico giustizia che li distribuisce, poi, fra ministero dell’Interno e della Giustizia e associazioni di vittime di mafia. Dalle dichiarazioni rese dal ministro Salvini non è chiaro, però, se la sua proposta intenda allargare la possibilità ad altri enti competenti o in altre fasi del lungo iter che porta dal sequestro alla confisca e poi, da questa, all’assegnazione o alla destinazione.

Facciamo un passo indietro. All’origine la possibilità concreta di trasformare un bene simbolo del potere criminale in patrimonio comune, c’è l’intuizione di Pio La Torre che, insieme all’allora ministro dell’Interno Virginio Rognoni, ha ispirato la prima legge sulla confisca dei beni, nel 1982. Il passo successivo è poi stato, nel 1996, con l’approvazione della legge sul riutilizzo sociale di quei beni. È il 2011 quando nasce il codice antimafia, un testo unico con tutte le norme penali, amministrative e processuali che, all’articolo 48, prevede la possibilità di destinare i beni confiscati alla liquidazione, alla vendita o all’affitto. È all’interno di quello stesso codice che viene introdotto un ente creato ad hoc: l’Agenzia nazionale, appunto, che ha competenze in materia di destinazione e assegnazione dei beni confiscati che fino a quel momento erano affidate, invece, all’Agenzia del demanio.

L’iter che porta all’assegnazione o alla destinazione è però lungo. Dal sequestro preventivo alla confisca passano molti anni. Dilatate sono poi anche le tempistiche per le procedure successive che portano ai vari tipi di riutilizzo. I ritardi e le lentezze sono dovute ai passaggi fra i vari soggetti istituzionali coinvolti che hanno il compito di creare un raccordo tra le sedi centrali del Governo e il territorio sul quale è presente il bene. Dall’Agenzia nazionale al Comune del territorio su cui il bene ricade, fino agli altri enti territoriali competenti, la magistratura e le prefetture. Spesso, nel frattempo, c’è da fare i conti anche con le occupazioni da parte di familiari dei mafiosi o con l’abusivismo di alcuni beni immobili. Per le aziende, invece, qualche volta il problema è che arrivano allo Stato del tutto prive delle capacità operative per essere attive nel mondo del mercato. 

I beni, una volta confiscati in via definitiva, entrano a fare parte del patrimonio dello Stato, che può mantenerli per finalità istituzionali o trasferirli agli enti territoriali che possono, a loro volta, gestirli direttamente o assegnarli tramite un bando in concessione a titolo gratuito alle associazioni ma non venderli. Se queste opzioni risultano impraticabili, sono lo Stato e l’Agenzia nazionale ad avere la facoltà di metterli a reddito. 


Dalla stessa categoria

Ricevi le notizie di MeridioNews su Whatsapp: iscriviti al canale

I più letti

Dal controllo della velocità alla segnalazione di un imminente pericolo. Sono gli Adas, i sistemi avanzati di assistenza alla guida che aumentano non solo la sicurezza, ma anche il comfort durante i viaggi in auto. Più o meno sofisticati, i principali strumenti Adas sono ormai di serie nelle auto più nuove, come quelle a noleggio. […]

Un aiuto concreto ai lavoratori per affrontare il carovita. Ma anche un modo per rendere più leggero il contributo fiscale delle aziende. Sono le novità introdotte dalla conversione in legge del cosiddetto decreto lavoro, tra cui figura una nuova soglia dell’esenzione fiscale dei fringe benefit per il 2023, portata fino a un massimo di 3mila euro. […]

Una festa di colori ha animato la mattinata della piazza centrale di Grammichele, in provincia di Catania. «Fai super la raccolta differenziata» è la frase sulle magliette – blu, rosse, verdi e gialle – di migliaia di studenti e studentesse delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado del territorio del Calatino. Tutti […]

«Era come avere la zip del giubbotto chiusa sopra e aperta sotto: ecco, noi abbiamo voluto chiudere la zip di questo giubbotto». Indispensabile se si parla di Etna, dove fa sempre fresco. È nato così CraterExpress, la nuova proposta che permette di raggiungere la vetta del vulcano a partire dal centro di Catania, con quattro […]

Quannu è a siccu e quannu è a sacco (quando è troppo poco e quando è troppo). La Sicilia non ha moderazione. Si passa agevolemente, piroettando come ginnasti artistici sul cavallo con maniglie (dell’ammore), dalle mostre monstre di Manlio Messina a Cannes allo stand dell’assessorato ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana al Salone del Libro […]

Dodici mesi, 52 settimane e 365 giorni (attenzione, il 2024 è bisestile e quindi avremo un giorno in più di cui lamentarci). Un tempo legato da un unico filo: l’inadeguatezza. Culturale, innanzitutto, ma anche materiale, davanti ai temi complessi, vecchi e nuovi. Difficoltà resa evidente dagli argomenti che hanno dominato il 2023 siciliano; su tutti, […]

Il seme del cambiamento. Timido, fragile e parecchio sporco di terra, ma è quello che pare stia attecchendo in questi ultimi mesi, dopo i più recenti episodi di violenza sulle donne. In principio, quest’estate, fu lo stupro di gruppo a Palermo. In questi giorni, il femminicidio di Giulia Cecchettin in Veneto. Due storie diverse – […]

Mai come in campagna elettorale si parla di turismo. Tornando da Palermo con gli occhi pieni dei metri di coda – moltiplicata per varie file di serpentina – per visitare la cappella Palatina e qualunque mostra appena un piano sotto, lo stato di musei e beni archeologici di Catania non può che suscitare una domanda: […]

Riforme che potrebbero essere epocali, in termini di ricaduta sulla gestione dei territori e nella vita dei cittadini, ma che sembrano frenate dalla passività della politica. Sembra serena ma pratica- e soprattutto, attendista – la posizione di Ignazio Abbate, parlamentare della Democrazia Cristiana Nuova chiamato a presiedere la commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana. Quella […]

Dai rifiuti alla mobilità interna della Sicilia, che avrà una spinta grazie al ponte sullo Stretto. Ne è convinto Giuseppe Carta, deputato regionale in quota autonomisti, presidente della commissione Ambiente, territorio e mobilità all’Assemblea regionale siciliana. Tavolo di lavoro che ha in mano anche due leggi su temi particolarmente delicati: urbanistica e appalti. Con in […]

Dall’agricoltura alle soluzioni per il caro energia; dalle rinnovabili di difficile gestione pubblica allo sviluppo delle imprese bandiera del governo di Renato Schifani. Sono tanti, vari e non semplici i temi affidati alla commissione Attività produttive presieduta da Gaspare Vitrano. Deputato passato dal Pd a Forza Italia, tornato in questa legislatura dopo un lungo processo […]