Niente assessore alla Cultura: la liberazione di Trantino / L’asso di mazze

Finalmente siamo senza assessore alla cultura! Di questo voglio personalmente ringraziare Enrico Trantino che, almeno per questo giro, ci ha risparmiato questa figura surreale partorita da una mente diciamo eccentrica (ho cercato di fare una ricerca, ma non sono riuscito a trovare l’inventore di questo obbrobrioso concetto che è l’assessore alla cultura).

In primo luogo, dati i meccanismi politici democratici, come può decidere un assessore cosa sponsorizzare e cosa no? Cosa patrocinare e cosa no? Cosa pruomovere e cosa bocciare? In secondo luogo, il termine stesso è sbagliato: cultura vuol dire tutto e niente, cultura è anche il manuale con le specifiche della centralina di un’automobile così come il foglietto (scritto in cinese) con le istruzioni di montaggio di una scarpiera.

Capirei l’assessorato alle sagre, ci può stare; l’assessorato all’enoetnogastronomia, ci può stare; l’assessorato al dialetto, ci starebbe benissimo, minchia! Ma se per cultura si intende arte, che ne so, pittura, scultura, cinema, musica, scrittura, e allora no. Cribbio, no! Chi sarebbe un assessore per mettere mano su cose che non gli competono e il cui giudizio, di nicchia o popolare è dato solo e soltanto dall’artista stesso e dagli eventuali fruitori, cioè dal mercato o dalle scelte personali. Come si può assessorizzare l’arte?

Mi auguro che la scelta di non nominare un assessore al delirio, e di tenere per sé la delega alla cultura (ma, sta minchia di delega, ci deve essere per forza; è scritto da qualche parte che è obbligatoria?) sia dovuta a ragionamenti simili ai miei. E non a un certa visione – assai criticabile – della cultura come sentinella di una Tradizione Italica per buona parte inventata di sana pianta. Onde ragion per cui, per adesso, i miei complimenti al Sindaco!


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