Asse Europa-Maghreb, in manette il ras dell’hashish Operazione congiunta blocca traffico da quattro miliardi

Con l’arresto di Ben Ziane Berhili, il signore dell’hashish del Marocco, finisce dietro le sbarre uno dei più grandi trafficanti di droga orientali. Il Marocco, infatti, è il maggior Paese esportatore di hashish del mondo per un giro di affari da miliardi di euro. Un colpo messo a segno dalla Gendarmerie Royale marocchina, ma frutto delle indagini del Gico della guardia di finanza e della Procura di Palermo. Tutto ha avuto inizio il 18 aprile 2013, quando a largo delle coste di Pantelleria i finanzieri hanno intercettato la nave Adam, battente bandiera delle isole Comore. A bordo sono state ritrovati oltre 15 tonnellate di hashish, nascoste in sacchi di juta. Questo ha dato il via alle indagini che hanno portato in brevissimo tempo a una serie impressionante di sequestri. 

Sempre nelle acque di Pantelleria il 27 febbraio del 2014 è stata fermato un peschereccio che nascondeva quasi otto tonnellate di hashish, due in meno di quelle sequestrate il giorno dopo, stessa zona, a bordo di un’altra imbarcazione. Un doppio colpo ripetuto a distanza di pochi mesi, il 25 e il 29 giugno, con il fermo di altre due navi. Oltre 72 le tonnellate di droga sequestrate questa volta e la certezza ormai consolidata che l’isola del Trapanese si trovasse su una importante rotta del traffico di stupefacenti nel Mediterraneo. Da qui il via a un’operazione congiunta che ha visto collaborare fianco a fianco le autorità italiane, francesi, greche e spagnole sotto l’egida dell’Europol, con la collaborazione di Gran Bretagna, Portogallo, Albania, Marocco, Egitto, Turchia, Olanda e Germania. Una cooperazione che ha portato al sequestro di una trentina di imbarcazioni e di oltre 400 tonnellate di hashish, per un valore complessivo che supera i 4,3 miliardi di euro, oltre che all’arresto di più di 200 persone colte in flagranza di reato. 

«L’operazione non è completata, ma andrà avanti – spiega il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi – Bisogna ancora individuare i canali finanziari attraverso i quali questi grandi traffici vengono da una parte finanziati e in cui vengono riciclati i ricavi. La cifra approssimativamente calcolata degli utili di quei traffici interrotti si avvicina a quelle delle manovre finanziarie di un governo. Questo ci fa capire quanto le organizzazioni criminali puntino su questa attività». L’hashish, prodotta in Marocco, prende il mare al largo di Casablanca, nell’oceano Atlantico per essere trasportata sulle coste libiche della Cirenaica orientale, dove le navi madre la affidano a dei pescherecci locali che la trasportano a Tobruq, ai confini con l’Egitto. «Nel 2011- dice il colonnello Giuseppe Campobasso, comandante del Gruppo operativo antidroga della Finanza di Palermo – Nel 2011 la guerra civile in Egitto e la caduta del regime di Gheddafi ha fatto diventare Tobrouq la capitale dei traffici illegali: armi, benzina, soldi sporchi ed esseri umani». Il trasporto via mare è preferito a quello via terra perché più economico. Seguendo la rotta sahariana, infatti, i trafficanti sono spesso costretti a cedere ai dazi imposti dalle varie tribù di predoni. «Poi la droga passa in Egitto e da lì viene introdotta in Europa attraverso la rotta dei Balcani, già battuta per l’eroina». 

I militari del Gico di Palermo in tutto hanno sequestrato quasi 120 tonnellate di hashish per un valore complessivo che si avvicina a 1,1 miliardi di euro e arrestato 73 persone a bordo delle navi, alcune delle quali italiane, nomi già noti nel mondo del traffico della droga. E proprio nell’ambito delle indagini, dopo il sequestro di due imbarcazioni, i finanzieri sono risaliti grazie a delle intercettazioni a Ben Ziane Berhili, marocchino di 57 anni ritenuto il maggiore fornitore di hashish delle organizzazioni criminali del vicino Oriente. Quelle che poi immettono la droga in Europa. Messi sulle tracce del trafficante, gli uomini della Gendarmerie Royale marocchina hanno prima catturato il figlio, Mostafa Berhili, che ha tentato di corromperli offrendo loro l’equivalente in dirham di 250 mila euro in contanti. Poi, lo scorso primo ottobre, il ras dell’hashish, insieme a due fiancheggiatori. «L’uomo – aggiunge Lo Voi – sarà processato in Marocco, a meno che non emergano prove tali per cui uno dei Paesi coinvolti nell’operazione non ne richieda l’estradizione». E le autorità marocchine in queste ore sono sulle tracce di un altro importante esponente dell’organizzazione. 


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