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Ambelia, società vince appalti per due anni di fila
La denuncia: «Invitano sempre le stesse imprese»

A riportare l'attenzione sulla Rico, l'impresa di Maniace il cui titolare è a processo per truffa, sono due imprenditori della costa ionica. «Quando abbiamo visto l'ultima aggiudicazione non volevamo crederci». Si ripropone il tema delle procedure ristrette

Simone Olivelli

Foto di: fiera mediterranea del cavallo - pagina facebook

Foto di: fiera mediterranea del cavallo - pagina facebook

«Ci sentiamo presi in giro, non bisogna essere professori di matematica per notare certe assurdità». A contattare la redazione di MeridioNews sono due imprenditori della costa ionica, poche settimane dopo l'articolo sulle gare d'appalto indette (e alcune già aggiudicate) per i lavori ad Ambelia, la tenuta di Militello in Val di Catania che l'anno scorso ha riaperto al pubblico per la prima edizione della Fiera mediterranea del cavallo. «Dicono che fanno i sorteggi, ma è mai possibile che ci sono sempre gli stessi a partecipare?».

La telefonata è tutt'altro che casuale, a spingere gli imprenditori a comporre il numero è stato il nome di una delle ditte che si sono aggiudicate gli appalti con la procedura ristretta. Ovvero la modalità che prevede sia la stazione appaltante, in questo caso il Genio civile di Catania, a selezionare le imprese a cui chiedere di fare un'offerta. «Quando ho visto che Rico ha vinto l'appalto, non ci volevo credere - continua uno dei due imprenditori -. E sa perché? Perché anche l'anno scorso ha avuto un lavoro sempre lì».

Dalle verifiche fatte da MeridioNews, risulta che ad aprile 2019 Rico si è aggiudicata una gara per il rifacimento di una porzione della copertura dell'edificio e riadattamento della sala eventi della tenuta Ambelia. L'impresa ha sede a Maniace ed è di Francesco Conti Taguali, 38enne nativo di Bronte che attende di essere processato per truffa per una vicenda legata alla gestione di un locale ai piedi dell'Etna che negli anni scorsi ha usufruito di un finanziamento di circa 200mila euro dalla Regione Siciliana. Conti Taguali, il cui padre a metà anni Duemila fu arrestato in un'operazione antimafia per poi essere assolto in secondo grado, nei mesi scorsi ha vinto la gara per il rifacimento della stradella interna alla tenuta Ambelia. Una procedura, gestita dall Genio Civile, del valore poco sotto il milione di euro. Quasi quattro volte quella vinta l'anno passato, quando la gara era stata indetta dalla Protezione civile per conto dell'assessorato ai Beni culturali.

I due appalti non hanno in comune soltanto il fatto di riguardare la tenuta cara al presidente della Regione Nello Musumeci, ma anche la modalità con cui sono stati aggiudicati: gare a inviti. «Ci piacerebbe sapere come sia possibile che dai registri delle imprese di fiducia, che contengono centinaia di ditte, si possa essere selezionati due volte in meno di dodici mesi», commentano i due imprenditori al telefono. A indispettirli, però, è anche un altro fatto. «Da anni assistiamo a uno strano fenomeno - spiegano gli imprenditori - quando si indicono gare aperte sono centinaia le imprese che partecipano, quando invece si tratta di procedure a inviti finisce che larga parte degli invitati non fa alcuna offerta».

Un fatto che interessa entrambe le gare vinte da Rico. Quest'anno a fronte di 15 imprese invitate, quella di Conti Taguali ha dovuto superare la concorrenza di appena cinque pretendenti. I restanti nove, infatti, non hanno presentato la busta. Situazione ancora più estrema un anno fa: delle dieci imprese chiamate a fare un'offerta per lavorare alla copertura della tenuta ben otto hanno disertato la gara. Ma a destare la curiosità di addetti ai lavori e di chi semplicemente mastica un po' il calcolo delle probabilità è un altro dato: sono cinque le ditte compaiono in entrambe le liste. Oltre a Rico, quindi altri quattro imprenditori hanno avuto la possibilità di contendersi i lavori per Ambelia. Per tre di loro, tuttavia, allestire i cantieri nella tenuta evidentemente non è stato giudicato conveniente, al punto di preferire non fare offerte.

«Al Genio Civile di Catania gli inviti avvengono tramite un sorteggio con tre bussolotti numerati la cui combinazione determina la posizione dell'azienda nel registro delle imprese di fiducia. Il sorteggio avviene in forma riservata», replica a MeridioNews l'ingegnere capo Natale Zuccarello. Dalle parti della Protezione Civile regionale, invece, ai sorteggi si preferisce altro. «Gli inviti da noi vengono fatti su base discrezionale», rivela un funzionario. Per poi subito aggiungere: «Ma adottiamo principi che possano favorire la più ampia partecipazione come il principio di rotazione per cui non si può essere invitati più di una volta in un anno solare». Un proposito che guardando a quanto accaduto ad Ambelia verrebbe da dire che non è stato rispettato. Ma non sarebbe corretto. «Genio Civile e Protezione Civile sono due stazioni appaltanti diverse, il principio vale per la singola stazione», taglia corto il funzionario. 

Sul tema delle stazioni appaltanti a fine 2018 si è soffermata anche la giunta Musumeci con un ddl che prevede l'ampliamento delle competenze della Centrale unica di committenza, che finora si è occupata di beni e servizi, includendo anche le gare d'appalto per i lavori. Un'iniziativa che, nella consapevolezza della pluralità di stazioni appaltanti presenti in Sicilia, punta a trovare la quadra in vista del momento in cui a livello nazionale vedrà la luce l'albo delle stazioni appaltanti qualificate e bisognerà accreditarsi a livello regionale con un singolo soggetto. 

Tornando invece alle cose già accadute, e in particolare all'appalto dell'anno scorso ad Ambelia, dai documenti post-gara emerge che, pochi mesi dopo l'aggiudicazione, la Protezione Civile propose, e ottenne, dall'assessorato l'approvazione di una perizia di variante del valore netto di centomila euro. «Per lavori supplementari necessari per dare maggiore funzionalità all'intervento», la motivazione. La modifica al progetto, che passò anche da una diversa gestione delle somme a disposizione della Regione, fece lievitare l'importo del contratto firmato da Rico da 213mila a quasi 320mila euro

Se pur a posteriori non si può stabilire se l'aumento contrattuale abbia fatto pentire le ditte che hanno rinunciato alla gara, è sicuro che a desiderare di poter fare un'offerta sono gli imprenditori non invitati. La telefonata alla redazione si conclude con un aneddoto. «Sa che cosa ha risposto un dirigente regionale quando, un giorno, gli è stato chiesto che cosa bisognava fare per essere invitati alle gare? "Abbiate fede"». 

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