Disabili, a rischio l’assistenza igienica nelle scuole? La Regione smentisce, ma una nota preoccupa tutti

Una nota di sette righe, partita dagli uffici della Città metropolitana di Messina, ha scatenato confusione tra i familiari dei ragazzi disabili che frequentano le scuole superiori della provincia. Ma c’è chi giura che la preoccupazione riguarda l’intero territorio siciliano. Al centro dell’attenzione c’è l’annuncio della sospensione da parte della Regione del servizio di assistenza igienico-personale. Lo stop, secondo il documento dell’ex Provincia, sarebbe stato fissato al momento del ritorno dalle vacanze natalizie. Tuttavia, le cose potrebbero stare diversamente. 

Nella comunicazione – inviata mercoledì a dirigenti scolastici, Ufficio scolastico e sindacati – si fa riferimento a una riunione tenutasi a Palermo il giorno prima, nei locali del dipartimento regionale della Famiglia. Nel corso dell’incontro, la dirigente generale Maria Letizia Di Liberti avrebbe fatto presente ai funzionari delle ex Province che, a partire da gennaio, gli istituti dovranno provvedere autonomamente a garantire l’assistenza igienico-personale agli alunni disabili. Un servizio che dovrebbe essere espletato, così come accade in altre parti d’Italia, dai collaboratori scolastici. In altre parole, dai bidelli. «La Regione Siciliana non assumerà più alcun onere di spesa in quanto tale competenza è di esclusiva pertinenza delle scuole che devono provvedervi con proprio personale adeguatamente formato», si legge nella comunicazione della Città metropolitana di Messina. 

Nel giro di poche ore, la notizia ha scaturito le reazioni di diversi politici, che hanno preso posizione contro una decisione che metterebbe a rischio i servizi garantiti ai ragazzi disabili. «Scelta che appare scellerata e che avrà pensantissime ricadute sul diritto allo studio per migliaia di studenti e le loro famiglie – ha dichiarato il deputato di Cento passi Claudio Fava -. Le funzioni che attualmente vengono garantite da personale qualificato, con almeno 900 ore di corso di formazione, dovrebbero, secondo quanto previsto dalla Regione, essere svolte da personale interno alla scuola con una formazione limitata ad appena 40 ore e senza la certezza di poter garantire standard adeguati». Poco dopo a intervenire è il sindaco della Città metropolitana di Palermo Leoluca Orlando. «Sarebbe una scelta di inaccettabile disinteresse della Regione dopo il pasticcio legislativo provocato con legge Ars n.24 del 2016 che assumeva la titolarità di competenza regionale di tale servizio», si legge in un comunicato dell’ex Provincia.

A provare a gettare acqua sul fuoco è la dirigente generale Di Liberti che a MeridioNews parla di una cattiva interpretazione di quanto detto durante la riunione. «Non ho mai annunciato che il servizio sarà sospeso con il nuovo anno solare – replica – ma ho chiarito che, essendoci al momento una norma regionale che dice il finanziamento di questi servizi è a carico della Regione e un’altra statale che invece chiarisce che l’assistenza spetta alle scuole, è intenzione del dipartimento fare chiarezza su quale legge seguire». Di Liberti aggiunge poi di avere chiesto agli enti l’entità delle risorse necessarie a sostenere il servizio fino alle vacanze natalizie «perché quelle prestazioni vanno pagate con i fondi del bilancio di quest’anno». La ricostruzione, però, non combacia con quanto contenuto nella nota della dirigente della Città metropolitana di Messina Irene Calabrò. «Non ero presente all’incontro e mi sono basata su quanto mi è stato riportato dalla funzionaria presente – dichiara Calabrò a MeridioNews -. Il suo resoconto è stato chiaro e mi è stato detto che anche da altri Liberi consorzi è stata sollevata la questione dell’impossibilità di cambiare fonte di finanziamento dell’assistenza ad anno scolastico in corso. Quindi mi sembra strano che siano stati in tanti a capire male».

In attesa che a pronunciarsi sia l’assessore regionale Antonio Scavone, il tema interessa, seppure da due prospettive diverse, sia i familiari dei disabili che il mondo del lavoro. Un passaggio di consegne ai bidelli, infatti, causerebbe inevitabilmente la perdita di numerosi posti di lavoro. «Non vogliamo entrare nel merito della polemica politica – interviene Antonio Costanza, vicepresidente di Anffas Sicilia, l’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità – però vogliamo mettere in chiaro una cosa. Dopo anni finalmente nella nostra regione il servizio di assistenza igienico-personale è iniziato il primo giorno di scuola, per questo qualsiasi scelta venga fatta non vorremmo che a rimetterci siano i nostri figli». 

Dai sindacati, invece, arriva un altro tipo di allarme. «In Sicilia da anni quasi duemila lavoratori garantiscono agli alunni disabili un’assistenza professionale, frutto di competenze acquisite con centinaia e centinaia di ore di formazione – commenta Donata Anello, coordinatrice dello Slai Cobas di Palermo -. Pensare che una figura di questo tipo possa essere sostituita facendo un corso di quaranta ore ai bidelli mette a rischio la qualità delle prestazioni, oltre che a gettare in strada dei professionisti». Al di là del possibile fraintendimento che potrebbe essersi verificato durante la riunione in assessorato, per Anello il rischio a medio termine è che la Regione decida di seguire la normativa nazionale, a partire dal decreto sull’inclusione scolastica del 2017. «Quella legge ancora attende i decreti attuativi e comunque noi ribadiamo che non è vero che la norma prevede la sostituzione dei professionisti con i bidelli, a questi ultimi spetta l’assistenza di base. Ci è stato detto anche in un incontro al Miur. Ma purtroppo – prosegue l’esponente dei comitati di base – si continua a pensare che si tratti soltanto di portare in bagno dei ragazzi, sottovalutando un lavoro che ha bisogno di competenze e merita rispetto».


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