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La riforma del 118, lettera all'assessore Razza
«Col medico in ambulanza, Nino sarebbe vivo»

Ospitiamo la riflessione di Sebastiano Gulisano - giornalista e fratello di Antonino, morto per un infarto cardiaco non curato all'ospedale di Acireale - seguita al nostro articolo pubblicato stamattina sulle novità riguardanti la rete di emergenza in Sicilia

Sebastiano Gulisano

Egregio Assessore Razza,

stamattina, leggendo un articolo sulla sua annunciata riforma del 118, ho appreso di un suo presunto proposito di «sganciare il medico in servizio al 118 dal percorso delle ambulanze». Non essendo io un esperto, l’espressione giornalistica non mi risulta chiara, ma continuando a leggere l’articolo in questione si chiarisce che si sta parlando di auto e di ambulanze medicalizzate e non: «Insomma – sottolinea la giornalista autrice dell’articolo –, da una parte si vanta l’eccellenza nei servizi di soccorso sullo Stretto. E dall’altra, però, si propone un sistema in antitesi rispetto a quel modello, aumentando il parco di automediche e slegando appunto i dottori in servizio dall’ambulanza».

Egregio Assessore, come già dicevo prima, non sono un esperto, anzi, ad essere sincero, sono proprio un profano, però due anni e mezzo fa la mia famiglia è stata colpita da un terribile lutto che probabilmente si sarebbe potuto evitare se, invece di una non medicalizzata, in soccorso di mio fratello Antonino Gulisano (Nino) fosse accorsa un’ambulanza col medico a bordo. A volte, egregio Assessore, la presenza o meno di un medico può fare la differenza tra la vita e la morte di una persona. Sono certo che lei sappia ciò, che ne sia assolutamente consapevole e che la sua azione di governo sia fermamente improntata al rispetto e all’attuazione dell’articolo 32 della Costituzione. Anche se, mi permetta, la sua proposta di riforma del 118 mi pare vada in diversa direzione.

Mi scusi se abuso del suo tempo, ma vorrei, sinteticamente, raccontarle la tragica vicenda di mio fratello Nino. Era il 18 maggio 2016, siamo a Riposto, a due passi da Giarre, dove il pronto soccorso era stato da poco inopinatamente chiuso, in ossequio ai tagli del bilancio nazionale e delle sue ricadute su Regioni ed enti locali. Tagli che prescindono dalla salute e dalla vita delle persone. In spregio al dettato costituzionale. L’assessora Borsellino aveva promesso un’ambulanza medicalizzata, a Riposto, ma quel giorno non c’era ancora e ne arrivò una non medicalizzata. Rapidissima: cinque minuti dopo la mia chiamata al 118 l’ambulanza era già sotto casa. Il personale accertò che Nino manifestava forti dolori al petto e formicolio al braccio sinistro, sintomi inequivocabili di un infarto cardiaco. Nino fu prontamente alloggiato sull’ambulanza e portato al pronto soccorso (si fa per dire) dell’ospedale di Acireale, dove morì due ore dopo l’arrivo, senza che, nel frattempo, gli fosse stato fatto un banalissimo elettrocardiogramma (ecg), che, seguito dalla somministrazione di un anticoagulante, gli avrebbe salvato la vita. Nino avrebbe compiuto quarantotto anni due giorni dopo, il 20 maggio. Non li ha mai compiuti. Sulla vicenda, a Catania, stenta a prendere il via la fase dibattimentale del processo alla presunta responsabile della morte di mio fratello, ché i tempi dei tribunali sanno essere più lenti anche di quelli del pronto soccorso (si fa per dire) dell’ospedale di Acireale. Ma questa è un’altra storia, che esula dal motivo per cui le sto scrivendo.

È da quel maledetto 18 aprile del 2016 che mi chiedo: se l’ambulanza fosse stata medicalizzata, Nino sarebbe morto? Se ci fosse stato un medico a bordo che avrebbe potuto fargli un Ecg, sarebbe andata alla stessa maniera? Quand’anche a bordo dell’ambulanza non ci fosse stata l’attrezzatura per l’ecg, una volta arrivati in ospedale il medico avrebbe lasciato che Nino fosse abbandonato a se stesso senza ricevere le urgenti cure necessarie a tenerlo in vita? Le perizie medico-legali derivanti dall’autopsia hanno accertato che Nino è morto perché non ha ricevuto le necessarie cure: è stato lasciato morire da chi era preposto a curarlo. E da un sistema sanitario dimostratosi inefficiente ed inefficace.

La presenza di un medico sull’ambulanza, avrebbe potuto evitare la morte di mio fratello? Egregio Assessore Razza, io la risposta l’ho trovata, la conosco ed è affermativa. È per tale motivo che mi permetto di farle osservare che, in Sicilia, servono più ambulanze medicalizzate, poiché un medico a bordo può fare la differenza tra la vita e la morte ed evitare che il decesso di una persona possa diventare mera statistica e possa fare dire a qualcuno – com’è successo in seguito a uno dei tanti decessi avvenuti in un ospedale – che, comunque, «non c’è alcuna emergenza: siamo in linea con la media nazionale».

Ecco, egregio Assessore, mi auguro, anzi sono certo che lei non operi per stare nella media nazionale delle vittime di “malasanità” ma per polverizzarla, azzerarla quella media, per salvare tutte le vite che è possibile salvare grazie a un sistema sanitario efficiente ed efficace.

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