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Mafia, decapitati i mandamenti dell'Agrigentino
Pm: «Cose che ti aspetti di trovare solo in fiction»

Disarticolate 16 famiglie mafiose e scoperto un flusso di denaro enorme (sequestrati 240mila euro in contanti), proveniente dal traffico di stupefacenti e dalle estorsioni, pretese anche da due cooperative impegnate nell’accoglienza dei migranti. Tra loro dicevano: «Siamo il fiore all'occhiello di Cosa Nostra siciliana»

Silvia Buffa

«Il fiore all’occhiello di Cosa nostra siciliana». Si definivano così, intercettati, i presunti boss di Agrigento, colpiti dal blitz Montagnascattato alle tre di questa notte e che ha smantellato i vertici di due mandamenti, Sciacca e Santa Elisabetta, e 16 famiglie di Cosa nostra agrigentina. L’operazione antimafia più vasta e importante mai registrata in questa provincia, a detta degli inquirenti, che ha impegnato circa 400 militari, col supporto di elicotteri e unità cinofile. «Pare che ci sia ancora qualcuno che va in giro a dire che la mafia sia finita e che non ci siano più nemmeno i mafiosi. I numeri di oggi danno conferma della presenza di Cosa nostra nel territorio - spiega il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi -, una presenza che nell’Agrigentino si connota per una maggiore rigidità delle strutture e con la capacità di tenere in piedi collegamenti anche con altri personaggi, come quelli calabresi, per agevolare le attività legate al traffico di stupefacenti». E i numeri, in effetti, danno contezza di un fenomeno che di sopito ha ben poco, a giudicare dalle 57 ordinanze di custodia cautelare emesse - due persone sarebbero ancora ricercate - e dei sette sequestri preventivi di imprese e aziende. Molte perquisizioni sono ancora in corso.

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