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Inchiesta Montagna, contatti tra Cosa nostra e politica
Le trattative per le elezioni a San Biagio e Cammarata

Il consenso gravitante attorno ai clan sarebbe stato utile per l'elezione in un caso del sindaco e nell'altro di una consigliera. La criminalità organizzata, dal canto suo, avrebbe avuto tanto da guadagnarci: dagli appalti ai favori personali. Nemici comuni per cosche ed esponenti politici sarebbero stati «comunisti e grillini»

Simone Olivelli

Foto di: Umbria24

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Sostegno a persona di fiducia, candidatura di propri uomini o trattative con tutti gli schieramenti raggiungibili. Un modo per mettere le mani nella pubblica amministrazione, la mafia, lo avrebbe comunque trovato. Nell'inchiesta Montagna, che ieri ha portato all'arresto di 56 persone, i rapporti tra la politica e i vertici delle famiglie di Cosa nostra attive nell'Agrigentino tornano a più riprese. Con l'apice raggiunto a San Biagio Platani, piccolo centro i cui abitanti ieri si sono svegliati con la notizia dell'arresto del sindaco Santo Sabella. Eletto nel 2014 alla guida della lista civica San Biagio nel cuore, avrebbe beneficiato del sostegno della cosca locale per riuscire a imporsi nella competizione elettorale. Un rapporto che Sabella avrebbe portato avanti nel tempo e che avrebbe riguardato soprattutto la gestione degli appalti. Principale interlocutore del primo cittadino sarebbe stato Giuseppe Nugara, 52enne ritenuto il reggente del clan di San Biagio Platani.

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