Uno scenario che, seppur non inedito, assume contorni di una gravità istituzionale preoccupante. Quanto successo nell’ultima seduta dell’Assemblea regionale siciliana è una di quelle notizie che fanno tremare i polsi: Sala d’Ercole, cuore pulsante della democrazia siciliana, appare come un deserto dei Tartari dopo la pausa pasquale. La paralisi dei lavori e l’assenza della giunta […]
Ars paralizzata dopo Pasqua, un copione che si ripete mentre la maggioranza è in allarme
Uno scenario che, seppur non inedito, assume contorni di una gravità istituzionale preoccupante. Quanto successo nell’ultima seduta dell’Assemblea regionale siciliana è una di quelle notizie che fanno tremare i polsi: Sala d’Ercole, cuore pulsante della democrazia siciliana, appare come un deserto dei Tartari dopo la pausa pasquale. La paralisi dei lavori e l’assenza della giunta e della maggioranza non sono solo un caso di pigrizia parlamentare, ma il sintomo di una crisi politica profonda che rischia di trasformare il parlamento in un guscio vuoto.
Una Pasquetta che non finisce mai
Le opposizioni sono insorte. Il nodo del contendere non è solo la mancata ripresa dei lavori, ma il caso Faraoni (l’assessora alla Salute la cui gestione è finita nel mirino per la crisi della Sanità) e l’assenza del presidente Renato Schifani. Le parole di Luisa Lantieri (Forza Italia), che definisce «vergognoso» lo stallo e invoca l’intervento di Schifani per richiamare i suoi ranghi, sono un segnale di allarme che arriva paradossalmente dall’interno della stessa maggioranza. Anche Gianfranco Micciché, veterano della politica siciliana e figura storica dell’Ars, ha espresso un imbarazzo quasi inedito: «Ho l’impressione che si sia deciso di mollare. La politica è finita».
La sindrome dell’Aula vuota
Lo stallo attuale non riguarda solo la voglia di vacanza, ma una paralisi legislativa che vede la Sanità siciliana come un enorme buco nero. Mentre l’opposizione, per bocca di esponenti come Giuseppe Lombardo (Sud chiama Nord), chiede di procedere con i lavori della capigruppo anche con i soli presenti, la maggioranza sembra prigioniera delle proprie faide interne e dell’incapacità di dare risposte su temi caldi come la legge sull’endometriosi, promessa mesi fa e rimasta al palo.
I precedenti: un déjà vu della XVII legislatura
Per capire se siamo di fronte a un’eccezione o a una consuetudine, dobbiamo guardare alla passata legislatura. Anche allora palazzo dei Normanni fu teatro di scontri feroci sulla produttività parlamentare. Nel gennaio 2019, l’opposizione denunciò una paralisi totale. Giuseppe Lupo (Pd) usò parole quasi identiche a quelle odierne: «Non è immaginabile tenere in ostaggio il Parlamento in attesa che la maggioranza raggiunga l’intesa politica sulla manovra».
Allora come oggi, i collegati alla manovra economica rimanevano impantanati negli uffici, mentre l’Aula restava ferma. La passata legislatura, con alla guida il presidente Nello Musumeci, fu segnata da report trimestrali sulle assenze che spesso vedevano l’Aula semivuota durante le sedute pomeridiane. Il fenomeno del voto segreto veniva spesso usato dalla maggioranza come scusa per non presentarsi, temendo imboscate dai franchi tiratori. Negli ultimi mesi del governo precedente, prima delle dimissioni del governatore, l’attività parlamentare subì un rallentamento drastico. Le sedute venivano convocate e subito rinviate per mancanza di numero legale, un film che sembra essere riproiettato oggi con Schifani.
La Sicilia attende risposte su siccità, rifiuti e sanità. Ma a Sala d’Ercole, a quanto pare, le ferie di Pasqua non sono ancora finite. Il rischio è che questa pausa prolungata diventi lo stato permanente di una legislatura che fatica a trovare la sua ragion d’essere oltre la gestione dell’ordinario. Nella spasmodica attesa di un cenno di consenso da Roma per poter decidere di che morte morire.