Il deserto dell’Ars: la mappa dell’assenteismo dei deputati

Una rarefazione democratica che va ben oltre la semplice statistica amministrativa. È quella che viene fuori dalla mappa dell’assenteismo dei deputati regionali all’Ars. Nonostante le riforme al regolamento, introdotte nel 2025, proprio per contrastare il fenomeno e il pugno di ferro annunciato dalla presidenza di Gaetano Galvagno, con l’introduzione di sanzioni pecuniarie per chi diserta gli scranni. Un monitoraggio possibile grazie ai dati pubblicati ogni tre mesi sul sito della Regione Siciliana, ma in pdf poco fruibili dai cittadini. Che non assicurano la trasparenza sull’operato dei rappresentanti, nonostante gli investimenti tecnologici della Regione e tentativi come l’iniziativa civica Open Data Sicilia e il percorso pilota Sicilia Partecipa.

La classifica dei deputati più assenti

Nel primo trimestre del 2025, l’assemblea si è riunita per 19 sedute, con diserzioni che vanno dalle scelte individuali ai provvedimenti dell’autorità. Con un podio tutto catanese: composto dai deputati Nicola D’Agostino (Forza Italia) e Ludovico Balsamo (Popolari e Autonomisti) con 6 presenze, e Luca Sammartino (Lega, 9 presenze). Seguono Marianna Caronia e Carlo Auteri, del gruppo misto, e Calogero Leanza, in quota Pd, intorno a 10 presenze ciascuno. Un assenteismo fatto anche di congedi e missioni riconosciuti ai deputati Ars.

Il caso di Nicola D’Agostino

Il deputato Ars Nicola D’Agostino (FI)

Un caso emblematico, quello del deputato di FI, di come la mappa dell’assenteismo all’Ars si intrecci con la dimensione giuridica. D’Agostino, già recordman di assenze nel 2024 (40 defezioni su 59 sedute), mantiene il titolo per la sospensione ufficiale dalla carica di deputato, dal 28 gennaio 2025. Una vicenda legata alla scelta tra la Sicilia e il parlamento nazionale. Una circostanza che evidenzia come il dato numerico dell’assenza debba essere sempre filtrato, distinguendo tra il disimpegno politico e l’impossibilità oggettiva di esercitare il mandato.  

Le assenze per gruppo politico e provincia

L’assenteismo all’Ars non colpisce in modo uniforme tutti gli schieramenti. Il Movimento 5 stelle e il Partito democratico, pur con alcune eccezioni individuali, mantengono tassi di presenza mediamente superiori ai gruppi di maggioranza, riflettendo una dinamica osservata anche a livello nazionale. Al contrario, i gruppi della coalizione di governo mostrano le criticità maggiori. In particolare, la Lega ha vissuto un 2025 a due velocità: da una parte la stakanovista presenza del capogruppo Salvatore Geraci, sempre presente nel primo trimestre, e dall’altra il picco di assenze di Luca Sammartino.  

Come anticipato, a esprimere il maggior numero di grandi assenti è la circoscrizione di Catania, con 13 seggi, influenzata da inchieste e sospensioni. Mentre Palermo (16 seggi) presenta un quadro più frammentato: a partecipazione medio-alta, con eccezioni nel gruppo misto. Bene anche i rappresentanti territoriali di Messina (gran parte merito dell’opposizione), Trapani, Caltanissetta ed Enna. Nella media Agrigento (colpa dell’inchiesta sulla Dc), Ragusa e Siracusa (dove si tende a bigiare più spesso). Si tende, insomma, ad assentarsi di più quando si proviene da un bacino elettorale ampio e competitivo (e distante dai palazzi palermitani), come Catania. Dove, insomma, la cura del consenso sul territorio è preferibile al dibattito in aula.

Le presenze d’ufficio: una trasparenza solo apparente

Uno dei punti più controversi del regolamento dell’Ars è il riconoscimento della presenza d’ufficio per chi ricopre incarichi di governo o ruoli istituzionali apicali. Dal presidente della Regione agli assessori e i presidenti delle Commissioni legislative: considerati presenti anche se non mettono piede in aula, purché impegnati nei loro compiti d’ufficio. Come succede per Alessandro Aricò, Elvira Amata o Edy Tamajo, alle prese con i rispettivi assessorati. Un politicamente rilevante nel caso di Luca Sammartino, per un periodo decaduto da assessore ma non da deputato, con 15 assenze nel secondo trimestre. E il 2025 è stato un anno di forte turbolenza giudiziaria per la politica siciliana. Con l’inchiesta sulla Democrazia cristiana – compreso il capogruppo Carmelo Pace – che ha creato un clima di incertezza, influendo sulla partecipazione del gruppo. Con i suoi sette deputati alle prese con una scelta di profilo basso ed evitamento del confronto pubblico.

I primi della classe che garantiscono la continuità

Ma all’Ars c’è anche un nucleo di virtuosi, che permettono alla macchina di non incepparsi del tutto. Primo tra tutti, il già citato Geraci con zero assenze. Seguono Roberta Schillaci (M5s), Mario Giambona (Pd) entrambi con sole tre assenze. Che arrivano a poco più per i colleghi democratici Fabio Venezia ed Ersilia Saverino. Ma a rappresentare la maggioranza è anche Marco Intravaia (FI), con sole sei defezioni. Presenze cruciali in dibattiti come quello sul deficit di personale infermieristico o per l’incardinamento della legge di stabilità. Specie davanti a chi ha invece usato il banco vuoto come strumento di guerriglia politica interna alla maggioranza Schifani. L’episodio più eclatante: il voto finale sulla manovra finanziaria. Con tre dei quattro deputati Popolari e Autonomisti assenti (Roberto Di Mauro, Giuseppe Carta e Ludovico Balsamo) e solo Giuseppe Lombardo in aula, pur non votando.

Il confronto con il parlamento nazionale

Per comprendere la gravità dell’assenteismo siciliano, è necessario confrontarlo con i dati del Parlamento italiano. Dove, secondo i dati Openpolis 2025, il tasso medio di presenza alla Camera e al Senato si aggira intorno al 75 per cento. Con picchi negativi che riguardano deputati con gravi problemi di salute (come Umberto Bossi) o impegnati in attività internazionali (come Matteo Renzi o Carlo Calenda). In Sicilia, invece, le presenze sono inferiori al 50 per cento, per lo più senza reali giustificazioni. Così come a Roma si sono ridotti i cambi di casacca, che invece in Sicilia contribuiscono alle assenze, con deputati che disertano l’aula in attesa di una collocazione più vantaggiosa. Facendo da specchio all’assenteismo dei cittadini alle urne, anch’esso sotto al 50 per cento alle ultime Regionali 2022.


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