Aperte le residenze di via Etnea e via Carrata Occupate nel 2012, ospiteranno gli Erasmus

Interamente ristrutturate e messe a norma, l’Università di Catania ha inaugurato, questa mattina, la residenza studentesca di via Etnea-Caronda e l’edificio per servizi di via Carrata. Le due strutture, pronte dal 2009, fanno parte del complesso di residenze denominato Toscano-Scuderi che comprende anche la residenza Oberdan di via Verona. «Portiamo finalmente a compimento un progetto iniziato dalle amministrazioni Latteri e Recca – ha dichiarato il rettore, Giacomo Pignataro – E aggiungiamo all’Università 22 posti letto per gli studenti che intendiamo destinare all’internazionalizzazione, riservandoli quindi agli studenti stranieri che scelgono di venire a studiare a Catania».

L’edificio di via Etnea è dotato di stanze da letto interamente arredate con bagno in camera e televisore ma, insieme a quello di via Carrata, anche di ambienti destinati a sale riunioni e internet. Si tratta delle stesse strutture di cui, poco meno di due anni fa, il collettivo studentesco Aleph aveva denunciato l’inspiegabile chiusura, occupando in segno di protesta la sede di via Carrata. Un’occupazione lampo, conclusasi appena ventiquattro ore dopo con lo sgombero da parte della polizia alla presenza del direttore amministrativo, Lucio Maggio, che aveva chiarito: «L’edificio non è agibile, quindi non potete restare qua».

Di fatto, a permettere l’apertura dei locali pronti già nel 2009 come la residenza Oberdan, sono stati i lavori di messa a norma antisismica iniziati lo scorso marzo 2013 e conclusi a luglio. Interventi durati quattro mesi, fatta eccezione per i tempi burocratici di progettazione, e che sono costati 200mila euro. Fondi residui del primo finanziamento (sei milioni di euro, metà a carico dell’Università e metà del Miur con cui era stato fatto sia l’acquisto che la ristrutturazione dei due edifici e la costruzione ex novo della residenza Oberdan di via Verona)», precisa l’ufficio stampa d’Ateneo. «Purtroppo – chiarisce il rettore – allora ci fu la coincidenza con i tragici fatti dell’Aquila e la modifica alle norme di tutela antisismica delle strutture universitarie, specie delle residenze per studenti. Motivo per il quale i due edifici sono rimasti chiusi fino ad oggi, in attesa dei dovuti interventi di adeguamento».

Nello specifico «abbiamo consolidato con delle travi in acciaio i livelli dell’edificio, con una rete in armatura di carbonio siamo intervenuti sulle facciate, in particolare quella di via Della Mercede, e abbiamo consolidato tutta la struttura con dei tiranti metallici visibili al piano terra», spiega Antonio Nigro, ingegnere responsabile dell’ufficio antisismico per l’Università. Interventi necessari, conclusi ad inizio anno accademico, con la speranza che «queste strutture possano essere utilizzate prima possibile», ha dichiarato Pignataro.

Ma la gestione dei locali, adesso, toccherà all’Ersu. Che oltre agli alloggi, ha altri problemi urgenti a cui pensare. Il presidente dell’ente, Andrea Rapisarda, sulle borse di studio da assegnare agli studenti, precisa: «Abbiamo predisposto tutto, ma ci saranno dei tempi tecnici di attesa per sbloccare l’erogazione della seconda rata delle borsa di studio. Dalla Regione ci hanno assicurato che provvederanno al saldo». Mentre il rettore rassicura: «Ho dato mandato agli uffici di valutare, già da oggi, tutte le possibili soluzioni per venire in contro agli studenti che vivono questo disagio, specie in vista del pagamento delle tasse di iscrizione all’Università». Garantendo che, in ogni caso, «nessuno resterà fuori per mancanza di fondi».


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