Tribunale di Palermo

Anno giudiziario, a Palermo minori violenti esposti a reclutamento mafioso

I segnali c’erano già stati: movida violenta, tre giovani morti a Monreale, un altro ucciso a Palermo, scontri tra gruppi, un quartiere (lo Zen) sotto assedio. Ora sulla violenza minorile in forte crescita a Palermo arriva la conferma dalla relazione del presidente della Corte d’appello, Matteo Frasca, che domani aprirà l’anno giudiziario. Oltre alle misure repressive e di recupero sociale, si pone la sfida più impegnativa: sottrarre tanti ragazzi alla sfera di reclutamento mafioso. I dati statici, citati da Frasca, tracciano il profilo di un fenomeno allarmante.

Minori violenti a Palermo: i numeri

Sono stati 1606 i ragazzi segnalati ai servizi sociali: 1448 per la prima volta e 158 già conosciuti. C’è stato un incremento significativo rispetto all’anno precedente. Si tratta di una tendenza a forte caratterizzazione locale. Tra i ragazzi sotto osservazione prevale infatti la nazionalità italiana (1311) e il genere maschile (1202) rispetto ai 295 soggetti di nazionalità straniera. Interessante appare il quadro sociale nel quale i minori violenti della città sono inseriti. Vivono per lo più in «zone di vulnerabilità sociale ovvero in situazioni di marginalità, di disagio socioeconomico legato a condizioni di precarietà lavorativa e sofferenza per condizioni di disoccupazione, di difficoltà nell’inserirsi nel mercato del lavoro, di povertà educativa, culturale e sociale».

Fragilità familiare nella gestione dei figli

Affiora anche una certa fragilità familiare nella «gestione dei figli adolescenti con problematiche di natura socioeducativa e relazionale». Si registrano anche forme di disagio «correlate a problematiche di natura psichica o sanitaria all’interno del nucleo o a condizioni di dipendenza» dalla droga. Altri elementi fondamentali riguardano l’appartenenza a «condizioni di bassa istruzione, affollamento abitativo, disagio economico, disagio assistenziale, precedenti penali che interessano anche più familiari nello stesso nucleo». I servizi sociali segnalano anche «una sempre maggiore presenza nei ragazzi di una forte urgenza emozionale e di una difficoltà a procrastinare la soddisfazione dei bisogni, che prevalentemente appaiono essere di tipo materiale e consumistico».

Tentativi di suicidio

Affiora anche una certa fragilità familiare nella «gestione dei figli adolescenti con problematiche di natura socioeducativa e relazionale». Si registrano anche forme di disagio «correlate a problematiche di natura psichica o sanitaria all’interno del nucleo o a condizioni di dipendenza» dalla droga. Altri elementi fondamentali riguardano l’appartenenza a «condizioni di bassa istruzione, affollamento abitativo, disagio economico, disagio assistenziale, precedenti penali che interessano anche più familiari nello stesso nucleo». I servizi sociali segnalano anche «una sempre maggiore presenza nei ragazzi di una forte urgenza emozionale e di una difficoltà a procrastinare la soddisfazione dei bisogni, che prevalentemente appaiono essere di tipo materiale e consumistico».

Tentativi di suicidio

«Il triste dato relativo ai tentativi di suicidio e ai suicidi di soggetti minorenni, da ricollegare a una profonda condizione di crisi interiore, spesso non rilevata né in ambito familiare e neppure riconosciuta in ambito scolastico e amicale. I minori appaiono sempre più soli e invischiati in un mondo virtuale che l’adulto non conosce e, pertanto, non appare in grado di fornire il necessario supporto» conclude Frasca. 


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