Anello ferroviario, la relazione annuale dell’Anac «Il costo è lievitato a causa delle troppe varianti»

«A causa delle varianti introdotte nel passaggio dal livello definitivo a quello esecutivo, l’importo dei lavori è lievitato di circa 28 milioni di euro, corrispondente al 36 per cento dell’importo originario del contratto». L’appalto per il prolungamento del passante ferroviario di Palermo nel tratto di linea tra la stazione Notarbartolo e la fermata Giachery, con proseguimento fino a Politeama, finisce sotto la lente d’ingrandimento dell’Autorità anticorruzione, che nella Relazione annuale 2015 ha ripercorso la storia del cantiere e ne ha sottolineato le criticità. Nel documento si sottolinea come l’appalto iniziale, dell’ammontare di importo complessivo di circa 124 milioni euro. La fetta più consistente se l’è aggiudicata la Tecnis, con un importo di contratto che sfiora i 76 milioni di euro, con un ribasso del 23 per cento. Costi lievitati, come rilevato dall’Autorità, fino a superare i 104 milioni di euro. 

Nella sezione relativa alla grande opera del capoluogo siciliano non ci sono riferimenti espliciti a reati di corruzione, ma si rilevano alcune anomalie, sulle quali l’Anac si sofferma dopo aver ripercorso la storia dell’appalto. In particolare, sono le varianti relative allo smaltimento terre che hanno attirato l’attenzione dell’autorità guidata da Raffaele Cantone, che hanno un incremento dei costi iniziali quantificabile in poco più di 18 milioni euro.

Un giudizio severo quello messo nero su bianco dall’Anac, che evidenzia come l’aumento del costo dell’opera abbia di fatto cambiato la natura della stessa: «L’Autorità, con delibera 117 del 4 novembre 2015 – si legge nel documento – si è espressa evidenziando come una così consistente differenza economica costituisca di per se stessa, indipendentemente da ogni eventuale modifica di carattere tecnico (relativa, ad esempio, al tracciato planoaltimetrico, al numero ed alla localizzazione delle stazioni, alle tecnologie impiegate), una rilevante modifica del progetto posto a base di gara che avrebbe dovuto suggerire a Italferr spa le valutazioni del caso, non ultima una revisione dell’iter procedurale». L’Autorità sottolinea alcune criticità della gestione dell’appalto, sottolineando come «non appare in linea con la normativa vigente la formulazione del primo accordo integrativo modificativo della convenzione del 2009, stipulato tra Rfi e Tecnis nel luglio 2014, laddove ridetermina a posteriori i tempi per l’espletamento delle attività di realizzazione, verifica e approvazione della progettazione esecutiva». «Siffatta formulazione – argomenta l’Autorità – ha l’effetto di escludere qualunque rivendicazione reciproca delle parti correlabile ai maggiori tempi occorsi, nonché la possibilità di applicare le penali per ritardata consegna del progetto esecutivo».

In coda alla relazione, la stoccata finale sull’avanzamento dei lavori: L’Autorità – si legge – ha disposto l’attivazione di un monitoraggio dell’intervento, da eseguirsi sulla scorta di relazioni semestrali sullo stato di avanzamento tecnico ed economico da trasmettersi a cura di Italferr; dalla prima relazione del 15 ottobre 2015 risultava un avanzamento fisico dei lavori è pari al tre per cento dell’importo dell’intervento».


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