L’Ars respinge la mozione di sfiducia a Crocetta «Il presidente sono io, non vedo mio successore»

L’Assemblea regionale siciliana discute nel pomeriggio la mozione di sfiducia nei confronti del presidente Rosario Crocetta. È la terza volta in poco più di tre anni di legislatura ed è stata presentata dalle opposizioni: Movimento 5 Stelle, Lista Musumeci e Forza Italia. In particolare a sottoscriverla sono stati 26 deputati. Per essere approvata saranno necessari 46 voti favorevoli, soglia che è quasi impossibile che venga raggiunta, anche alla luce del rimpasto di governo e della momentanea stabilità ritrovata nella maggioranza. 

La diretta dall’aula: 

ore 19.54 – Conclusa la discussione generale e la replica del presidente della Regione Rosario Crocetta, si passa all’appello nominale e quindi alla votazione. Questo l’esito del voto: presenti 80, votanti 80, 28 favorevoli, 50 contrari e 2 astenuti. Viene così respinta la mozione di sfiducia.

ore 19.42 –  Crocetta quindi conclude : «È chiaro che le altre regioni hanno impugnato le trivelle, non hanno petrolio. I sindaci M5s stanno comprendendo con molto realismo le concessioni come a Ragusa, capendo che perdendo 10 milioni di euro sarebbe andato in default con il suo bilancio. Questo parlamento nonè alla ricerca di atti-auto lesionisti. Come si può essere così irresponsabili in un momento del genere?»

ore 19.20 – Crocetta prosegue: «La Regione sarebbe stata in default dal 2014 senza gli accordi che abbiamo fatto, quello di questo anno vale 670 milioni di euro. Gli altri 500 milioni verranno, lo so, le garanzia mie sono molto dirette. Iscriveremo queste somme come frutto del contenzioso che abbiamo con il governo nazionale. Stiamo chiudendo un bilancio che era strutturalmente in passivo».

ore 19.08 –  Tocca al presidente della Regione Crocetta rispondere all’aula:  «Gli uomini saggi cambiano idea, solo gli stolti non lo fanno mai. Ho apprezzato il ragionamento di Di Mauro. Le mozioni di sfiducia precedenti poggiavano su motivazioni e concetti diversi. Chi garantisce oggi una stabilità d’aula? Il tema quindi diventa il coraggio della contaminazione. Vogliamo governare significa fare un patto tra le forze politiche. Chi semina vento raccoglie tempesta. L’esercizio dello sfascismo non porterà a nulla. I miei predecessori non potevano uscire dal Palazzo. Capisco che la crisi è strutturale, non sarete voi del centrodestra a cogliere i frutti dell’anti struttura della politica. Cosa avete da condividere? L’odio, l’opportunità, cosa? Dopo tre mozioni di sfiducia a Gela ho vinto le elezioni al primo turno. Finora dal 1946 ad oggi ho vinto solo io. Domani vedremo».

ore 18.56 –  Alice Anselmo, capogruppo Pd: «Io sono pronta a dialogare con tutti per raggiungere la sintesi dando la precedenza adalcune priorità. Dobbiamo tornare a fare politica per servizio . In questa ottica il continuo richiamo alle dimissioni del presidente non è la soluzione dei problemi dei siciliani. Non c’è chi non veda come stiamo sottraendo tempo ai problemi ed alla loro soluzione. Così si getta solo discredito  sulla politica e sulle istituzioni. Lei presidente ha non solo il diritto, ma anche il dovere di continuare a guidare questo governo»

ore 18.50 – Turano (Ud – Ncd): «Non faremo mancare il sostegno al governo nella misura in cui ci saranno le condizioni per ripristinare l’accelerazione della spesa. Una proroga di un anno dei precari non ci sembra una soluzione. Serve una riforma strutturale. Saremo protagonisti con lealtà in questa avventura».

ore 17.40 – Nello Musumeci parla di «mozione dal significato politico». «Stavolta non mi vorrei rivolgere neanche a Crocetta – dice – serve a capire se in questa aula esiste ancora una maggioranza. Alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti». Ma poi non ce la fa e parla direttamente al presidente: «Lei sa di avere tradito i suoi elettori. Ricorda i principi fantocci, chiamati ad essere inermi. La sua rivoluzione è rimasta prigioniera di una tela di ragno. Non è stata un rivoluzione proletaria, nei metodi e neanche nei contenuti. Non è stata un rivoluzione capitalista, i capitali non ci sono più. E neanche nei costumi». Il presidente della commissione regionale antimafia, poi, alza il tiro: «Dobbiamo scegliere. Questo parlamento non ha ha la credibilità per restare un solo giorno di più . Tre leggi importanti sono state impugnate con argomenti confutabili, pretestuosi, senza che il parlamento abbia fatto nulla. Credo che tutti i deputati della opposizione dobbiamo andare insieme da un notaio a consegnare le nostre dimissioni. Non un fatto tecnico, ma politico. Vorrei vedere se il governo avrà il coraggio di rimanere al suo posto».

ore 17.30 – È la volta di Giampiero Trizzino, a nome del Movimento cinque stelle: «Il partito democratico ha tradito la sua storia, sono certo che avete scelto di anteporre gli interessi personali», attacca. «Avete lanciato il salvagente a Lombardo e adesso state facendo la stessa cosa con Crocetta». Ed elenca i temi su cui il governo Crocetta ha fallito: «la pietosa gestione dei rifiuti, come Cuffaro e Lombardo», l’ecotassa su cui «il Tar ricorda che si fa con una legge e non con ordinanza», le trivelle, «siete riusciti a coprirvi di ridicolo, una delle poche regioni a non sostenere il referendum». «Si vive nella necessita di mantenere la emergenzialità». A ruota il capogruppo Giorgio Ciaccio che rinfaccia a Crocetta anche la querelle con Vecchioni: «Imbarazzante la risposta che ha dato. Perché ha sbagliato? Perché non ha chiarito che si riferiva all’aspetto amministrativo».

ore 17.20 – Per il Movimento per l’autonomia «la mozione non è politicamente valida ma demagogica». «Non è possibile che ci sia una mozione di sfiducia con un governo appena insediato – afferma il capogruppo Roberto Di Mauro – Occorre dare un tempo minimo». Che da un lato accusa il Movimento cinque stelle per le «giornate e discussioni sprecate, articoli sui giornali, e demagogia». Dall’altro ricorda il fondatore del Mpa: «Al centro la questione è finanziaria. Il tentativo di aver il maltolto risale già ai tempi del presidente Lombardo. Mi auguro che lo Stato ci dia il dovuto. O riusciamo a superare questa difficoltà o la gente ci manderà a casa». 

ore 17 – La parola passa ai capigruppo. Salvatore Cordaro (Pid): «Qualche giorno fa a metà legislatura il cambio di passo doveva essere dato dal nuovo percorso e dal rinnovo delle commissioni parlamentari. Siamo passati ad una gestione pseudodemocratica dei post comunisti ad una gestione marmellata. È prevalso il criterio di arraffare da parte del Pd, di tutto quello che si poteva arraffare». Quindi l’affondo sul commissariamento della Regione: «A Roma si lavora per mettere in ginocchio la Sicilia e il compito di fare pulizia etnica è stato affidato all’assessore Baccei». 

ore 16.45 – Illustra la mozione la deputata del M5s Angela Foti: «Qualcuno ha detto che il nostro atto oggi sia un fatto plateale. Vi chiedo quali sono stati i successi di questo governo. Ben nulla. Dalle politiche ambientali. Dai rifiuti alla trivellazione, la Sicilia è riuscita ad andare indietro persino nella percentuale della differenziata. La Sicilia ha bocciato l’iniziativa referendaria. Per non parlare del gap infrastrutturale ed occupazionale. In assoluta passività col governo nazionale sono stati lasciati indietro tanti percorsi. O ancora la rinuncia al contenzioso. Non siamo qui per essere attaccati alla poltrona, dobbiamo chiudere questo capitolo pietoso, un teatrino durato una intera estate per il rimpasto. 


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