Alitalia/ Con l’arrivo degli Emirati esuberi e licenziamenti: ma i dipendenti non devono fiatare, solo subire

I SINDACATI DENUNCIANO: “IN ITALIA VIGE ORMAI LO STATO DI POLIZIA”. TENSIONE ALLE STELLE TRA I DIPENDENTI CHE RISCHIANO IL POSTO DI LAVORO

di Maurizio Zoppi

Agosto, all’aeroporto di Fiumicino fa caldo. L’aria è ancora più infuocata tra gli animi dei lavoratori Alitalia. Il Consiglio di Amministrazione dell’azienda dovrà affrontare le condizioni poste dalla compagnia di Abu Dhabi. “Su Etihad abbiamo chiuso. Domani pomeriggio si firma”, ha annunciato il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, arrivando a Montecitorio il 7 agosto al termine dell’incontro con la compagnia degli Emirati.

Il 31 luglio è partita la procedura di mobilità da parte della compagnia italiana verso i lavoratori. Negli uffici è arrivata una lunga lista da cui non si evince nessun nominativo. Soltanto dei codici identificativi e i vari settori in cui sono previsti i tagli. La tensione è altissima. I dipendenti Alitalia vogliono conoscere la loro sorte. Un gioco di nervi che, in questi giorni, sta sfociando in proteste spontanee e malumori.

A partire da l’altro ieri, migliaia di valigie sono rimaste abbandonate sulle piste, con carrellini lasciati sotto il sole. Da martedì sera sono circa un centinaio i voli che hanno lasciato a terra i bagagli, nonostante l’impegno della compagnia di bandiera italiana che ha messo in campo una ditta di subappalto per cercare di velocizzare le operazioni. Inevitabili le proteste di passeggeri e turisti, fra arrivi a destinazione senza bagagli e vacanze rovinate.

Gli addetti ai lavori si sentono “solo dei numeri”.

“Non ci diranno mai questi nominativi, siamo in pieno agosto si bloccherebbe un aeroporto internazionale”, dicono i dipendenti, che preferiscono rimanere anonimi. Eppure in stile “pizzino”, qualche nome viene fatto nei corridoi dell’aeroporto.

I lavoratori Alitalia raccontano a LinkSicilia la “tragedia” che loro e le loro famiglie stanno attraversando: “Uffici cancellati, colleghi che hanno dato tutto per l’azienda. Gente che lavora da 20 anni. Che sperava magari in una promozione e che invece potrebbe ricevere un calcio e a casa. Oppure una ricollocazione a 6 ore con demansionamento”.

I dipendenti non ci stanno e vogliono conoscere i nomi dei licenziati e con quale criterio sono state create le liste per gli esuberi. “Si parla di necessaria ristrutturazione, peccato che le più alte figure impiegatizie ovviamente non vengono mai toccate”.

Intanto le assemblee dei lavoratori sono state sospese. Viminale e Prefettura hanno richiesto i nominativi di tutti i lavoratori presenti durante le forme di protesta. I bagagli rimasti a terra e da riavviare sono circa 8 mila.

“Siamo in uno stato di di Polizia dove i lavoratori che difendono il proprio posto di lavoro vengono additati come irresponsabili e delinquenti”, si legge nella pagina Facebook del Rsa Cgil Alitalia.

L’Unione dei sindacati di base di Alitalita ricorda che “si arriva al confronto con Ethiad in condizioni penose, a causa di responsabilità manageriali, mancanza di controllo sindacale e di una politica completamente sbagliata dal punto di vista industriale. Dopo appena cinque anni dalla mattanza occupazionale del 2008 si riparla di esuberi esorbitanti: non solo numeri drammatici in sé, ma calati in una realtà ancora più disastrosa, fatta di migliaia di altri esuberi in Meridiana, Sea, Groundcare, Windjet, ecc., senza dimenticare i 2.000 lavoratori ex-Alitalia che stanno finendo la mobilità senza alcuna prospettiva. Si tratta di un totale di quasi 10.000 esuberi complessivi che, se sommati a quelli chiesti da Etihad, renderebbero ancora più ingestibile il problema in una nazione che, tra l’altro, vede il tasso di disoccupazione quasi al 14%”.

Secondo l’USB, spetta al Governo assumersi la responsabilità di affrontare il nodo drammatico dell’occupazione in un settore che rappresenta il 6° mercato mondiale, non attraverso l’utilizzo di ammortizzatori sociali, ma con piani per riconquistare il lavoro. Per questo l’USB chiede “zero esuberi” e una politica nazionale che sappia dare risposte chiare e in controtendenza rispetto all’emorragia di posti di lavoro di questo Paese

LinkSicilia, attraverso l’ufficio stampa dell’azienda, ha provato a contattare i vertici di Alitalia per sapere cosa ne pensano di questi malumori dei dipendenti e se era possibile dare delle risposte concrete in merito ai nominativi degli esuberi. Ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

 


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