Rovescio della medaglia

06/08/2005

 

Il sole è alto in cielo, la temperatura calda, ma non troppo, giornata ideale per un giro in moto, giornata ideale per un motoraduno, il 29° Motoraduno Internazionale dell’Etna. Giornata in cui centinaia di centauri siciliani e non, si incontrano per fare del sano motociclismo. In cui il fine ultimo non è smanettare sulle statali o sulla Catania-Etna Nord, ma è quello di divertirsi e divertire.

 

Io da centauro passeggero ne sono rimasta davvero entusiasta. Una passeggiata in cui per il 90% del tragitto non si superano i 30 Km/h, in cui la gara è la stravaganza non velocità e prestazioni. Una passeggiata aperta a tutti dall’harleista borchiato all’anzianotto con moto Guzzi che ricorda la guerra, al ragazzino col motorino, al bimbo col papà che segue per le strade di Belpasso la carovana con un quad elettrico in miniatura. E la moto diventa un culto, si sveste della sua brutalità, si sveste dai ricordi tristi in cui un amico, un conoscente o un solito ignoto ha perso la vita con tanti sogni ancora da realizzare.

 

E sia alza polvere tra le rombate e le trombe da stadio, e si ride, ci si diverte davvero. Si incontra la gente più strana, si da completo spazio alla stravaganza, dalle magliette con battutina equivoca stampata, alle serigrafie di teschi e stelle da “Bacio Perugina” su caschi e moto, alle bandane, ai gilet ornati di catene e spille di ogni genere, al clacson dal suono più ricercato, alla mototopo. Di tutto per tutti insomma. E il serpentone variopinto si snoda per le strade dei paesi etnei dove la gente affacciata ai balconi, alle porte dei negozi, o semplicemente sul ciglio della strada osserva affascinata quella masnada di gente che suona il clacson all’impazzata e sorride e che almeno per una volta decide di tenere manso il cavallo imbizzarrito e lo mostra a quella gente che dai balconi sorride e aspetta un saluto.

 

Dopo la sfilata per via Etnea, insieme ad un gruppo di amici decidiamo di staccarci dal raduno per la classica pizzata del sabato sera. Ci spostiamo ad Acicastello ed al rientro in casa, da centauri “d’eccellenza”, percorriamo la strada che, con le sue affascinanti curve “sinuose”, sale per Ficarazzi. Incontriamo nel senso di marcia opposta due carro attrezzi uno con sopra un auto, l’altro un motorino, e  di seguito due carro funebre. Poco più avanti un agente di polizia municipale ci obbliga a tornare indietro, chiediamo notizie, la risposta :”Sono morti tutti e due”. Per noi la giornata di sano motociclismo finiva in quell’istante. Ecco che la medaglia ci sbatteva in faccia il suo rovescio. Altre due vite troncate sulle strade della nostra città. Altri fiori a colorare dolorosamente il ciglio della strada. Altri sogni di un quindicenne e di un diciassettenne che si spengono nell’impossibilità di essere realizzati.

 

Riprendiamo silenziosi la strada verso casa e non faccio altro che pensare che forse in quella giornata avrei preferito un minuto di silenzio per ricordare i nostri amici che sulla sella si sono spenti a mille rombate, a mille sorrisi.


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