Serata conclusiva del festival

La Giuria del 5° Festival Internazionale del Cinema di Frontiera –
costituita da Kate Singleton, Francesco Calogero e Gregorio Napoli
(Presidente) – segnala il notevole livello estetico delle 6 opere
concorrenti e la loro coerenza al tema che ha ispirato la direzione
artistica di Nello Correale, con coraggioso orientamento alla creatività
indipendente, al dialogo fra i popoli, alle radici storiche delle varie
etnie, alla ricerca della libertà. La Giuria accomuna in un unico plauso Le ricamatrici di Eleonore Faucher, per la leggiadria dell’incontro tra una donna in età ed una ragazza madre;  Saimir di Francesco Munzi, per la ribellione morale di un adolescente contro il crimine e lo schiavismo; La storia del cammello che piange di Luigi Falorni e Byambasuren Davaa, per la commovente allegoria di un mammifero che impara a riconoscere e nutrire il suo cucciolo. E ancora: Machuca di Andrés Wood, per la evocazione di un percorso formativo, sullo sfondo del Cile mentre il Golpe militare porta Pinochet al potere; La schivata di Abdellatif Kechiche, per l’elegante schermaglia fra la vita e la rappresentazione teatrale; La sposa siriana di Eran Riklis, per l’efficace metafora della frontiera come rifiuto di ogni dialogo.

Sabato si è svolto il gran finale con lo spettacolo di Lucia Sardo
OperaPupe“, nato da un’idea di Franco Battiato, l’ultima replica delle due installazioni dedicate a Pasolini (la fontana di versuta con le fotografie di Salvatore Tomarchio e le ceneri di Pasolini ideato da Francesco Saponaro, dai versi di Igor Esposito, con la voce recitante di Peppino Mazzotta) e l’omaggio a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia con Gregorio Napoli a introdurre il film di Ciprì e Maresco Come inguiammo il cinema italiano.

(Marco Morgana)


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