Blutec, dalle vecchie 500 Fiat alle auto elettriche Per i sindacati «non basta, il sito non è produttivo»

Trasformare la mitica 500 Fiat Jolly – il cosiddetto Cinquino, uno dei simboli del boom economico italiano tra gli anni ’50 e ’60 – in un’auto elettrica supertecnologica: è il nuovo progetto di Garage Italia, l’azienda fondata da Lapo Elkann, che potrebbe vedere Termini Imerese come uno dei suoi principali snodi. All’interno dell’ex stabilimento Fiat, ora Blutec, da tempo cominciano a vedersi i vecchi modelli dell’azienda torinese, che vengono tagliati (eliminando il tetto e il vano porte) e ai quali verrà poi installata nel cofano, al posto del tradizionale motore bicilindrico, un’unità elettrica dalla potenza ancora non dichiarata.

Un progetto al quale Blutec mostra di voler puntare se è vero, come accertato da tanti, che negli ultimi tempi nelle campagne termitane si sono visti emissari dell’azienda che stanno comprando anche le carcasse delle vecchie vetture. Per realizzarne, poi, modelli da 48mila euro (più iva) con fari led, display digitale da cinque pollici e sedili realizzati a mano. L’allora Spiaggina, oggi Jolly Icon-e (anche per restare fedeli alle modalità di Garage Italia che, nonostante il nome, ha un sito esclusivamente in lingua inglese), sarà disponibile dal 26 giugno e si potrà vedere presto nelle strade grazie anche alla recente partnership con la nota azienda di noleggio Hertz Italia

Appare comunque chiaro che il progetto Jolly Icon-e si rivolge a un pubblico elitario e non certo di massa (affittare l’auto per un giorno costerà 300 euro), dunque non potrà risolvere l’asfissiante situazione dell’ex stabilimento Fiat. Che a distanza di sette anni e mezzo dalla chiusura è ancora impantanato in una riconversione industriale che finora ha significato solo promesse. «Siamo al punto più buio di tutta la vertenza – ammette il segretario provinciale della Uilm Vincenzo Comella – Fino a qualche mese fa speravamo nella reindustrializzazione e avevamo davanti gli ammortizzatori sociali che dovevano accompagnare i lavoratori nella transizione verso nuovi impieghi. Oggi abbiamo Blutec in amministrazione giudiziaria, e ricordiamo che l’azienda (malgrado i 130 lavoratori) non fattura perché in teoria stanno facendo ancora progettazione e poco altro».

Si professa più ottimista invece Roberto Mastrosimone, segretario regionale della Fiom. Il sindacalista Cgil, però, vuole prima commentare il progetto a firma Lapo Elkann. «Una macchina che viene costruita da una distrutta ha molto a che vedere con la sua personalità», commenta sornione. Poi però il sindacalista torna a fare il punto della situazione. «Abbiamo incontrato il commissario di Blutec a Termini – dice Mastrosimone – e preso atto che il gruppo è in una grave situazione economica e produttiva. Ci sono altri stabilimenti che lavorano, ma quello del Palermitano è certamente l’anello debole». 

Le richieste dei sindacati, all’indomani delle elezioni europee che hanno congelato in questo periodo di campagna elettorale le trattative, rimangono uguali: il coinvolgimento di Fca nella vertenza, un nuovo tavolo tecnico al governo e la mira a nuovi possibili insediamenti industriali, senza cioè limitarsi a una Blutec in evidente affanno. Per Mastrosimone, paradossalmente, proprio dal punto più basso di tutta la vicenda si può ripartire. Le commesse precedenti alla confisca di Blutec, dal Doblò alle Poste, sono rimaste infatti congelate. E allora in cosa si può sperare? «Le condizioni ci sono – afferma il sindacalista – Abbiamo risorse pubbliche, finalmente si sta rilanciando un’opera importante e indispensabile come il porto industriale, ci sono gli stabilimenti, la ferrovia arriva dentro lo stabilimento e l’autostrada è a pochi passi. Anche il fatto che a Blutec ci sia un commissario che risponda a un giudice e alla legge, che quindi non possa fare il gioco delle tre carte come avvenuto in precedenza, è una garanzia. Perfino la restituzione dei 21 milioni di euro a Invitalia non è certo un peso che può essere accollato esclusivamente al sito termitano. Prima si riparte e poi si possono ripagare i debiti».

C’è poi da ricordare che gli ammortizzatori sociali scadono il 30 giugno, una data praticamente dietro l’angolo. «Dentro Blutec, d’altra parte, non si produce un euro di fatturato, quello che fanno lì dentro i 130 lavoratori non produce risultato economico – fa notare ancora Mastrosimone – Senza il rinnovo degli ammortizzatori sociali non si può progettare nulla. Ricordiamo poi che oltre i 691 lavoratori ex Fiat ci sono anche i 300 dell’indotto. Tra l’altro Di Maio ha modificato la norma, anticipando la cassa integrazione col proprio ministero attraverso un decreto, proprio per agevolare chi era rimasto escluso. È
 avvenuto ad esempio con i 21 lavoratori dell’ex Lear. Ma ce ne sono altri 62 che dal primo gennaio sono fuori dagli ammortizzatori, e si tratta di persone che hanno fornito servizi all’interno dello stabilimento Fiat per 25 anni». 


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