Ex province, sit-in dei sindacati in via Notarbartolo «Silenzio della politica su situazione drammatica»

«Il silenzio della politica sulla situazione drammatica delle ex Province non ci sta bene. Il nostro appello è rivolto a tutti: parlamentari regionali e nazionali, di maggioranza o di opposizione, con ruoli istituzionali o meno. Serve un’azione coordinata e condivisa e l’impegno di ognuno per lavorare a una norma salva-Province». Il richiamo arriva dai sindacati siciliani, Cgil, Cisl e Uil, e dalle federazioni della Funzione pubblica, che hanno firmato assieme una nota con cui annunciano la prossima mobilitazione dei lavoratori.

I segretari generali Michele Pagliaro e Gaetano Agliozzo di Cgil e Fp Cgil, Mimmo Milazzo e Paolo Montera di Cisl e Cisl Fp, Claudio Barone ed Enzo Tango di Uil e Uil Fpl hanno convocato un sit in per domani, venerdì 8 febbraio, a partire dalle ore 14.30, davanti all’Assessorato all’Economia a Palermo, per protestare contro «l’assenza di risposte da parte del Governo regionale sulla gravissima situazione economica e finanziaria che permane in tutte le ex Province della Regione Siciliana, ormai a rischio dissesto. La Regione – dicono – ci incontri e ci indichi quali interventi è pronta a mettere in campo e quanti altri ne servono, anche a livello nazionale, per risolvere una situazione che ormai è divenuta insostenibile e impedisce il pagamento degli stipendi ai lavoratori e l’erogazione dei servizi ai cittadini».

Nonostante le tribolate elezioni delle ex province, che la giunta Musumeci ha indicato per fine giugno, i sindacati continuano a puntare il dito. «Non accettiamo più alibi da parte di chi ci governa, né da parte di chi sta all’opposizione e non fa abbastanza. Non è sufficiente, anche se è indispensabile, un’iniezione di fondi, come si tenta di fare con gli ultimi documenti contabili in discussione – concludono – serve risolvere strutturalmente questa annosa e drammatica vicenda che vede coinvolti seimila dipendenti delle ex Province, più 800 delle partecipate e 600 precari. Per non parlare della paralisi dei servizi ai cittadini: una ipoteca che pende su strade, scuole, fasce sociali deboli. Non siamo più disposti a tergiversare, vogliamo risposte immediate e l’apertura di un serio confronto politico, istituzionale e sindacale sul tema».


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