Fondi Ue, speso lo 0,5% del Po-Fesr 2014-2020 Impantanati i 2,5 miliardi già erogati per la Sicilia

La dotazione finanziaria per la Sicilia del Po-Fesr 2014/2020, il Fondo europeo di sviluppo regionale, è di poco più di 4,5 miliardi di euro ma ad oggi solo una piccola parte è stata spesa dalla Regione. L’Isola è infatti tra le ultimissime regioni in Italia per la capacità di spesa dei fondi europei e il rischio è che adesso, se non saranno usati, i finanziamenti previsti per il 2018 tornino a Bruxelles. «La Sicilia deve ripartire – afferma Nicolas Gilbert Morin, nuovo capo unità per l’Italia e Malta della Direzione generale Politica regionale – e noi valuteremo e controlleremo ogni singolo passo che la Regione farà da qui ai prossimi mesi sulla spesa finanziaria europea. È chiaro che avremo comprensione per la Sicilia, ma bisogna segnare un cambio di passo. I target di spesa sembrano ad oggi ancora lontani, la Commissione condivide gli obiettivi della rimodulazione proposta e auspica di continuare il monitoraggio rafforzato per vedere se gli impegni presi vengono rispettati». La media di spesa dell’isola è ancora troppo bassa. Si tratta dell’0,5 per cento a fronte del 4,5 per cento della media italiana.

Sul tavolo ci sono cifre importanti destinate allo sviluppo delle infrastrutture, al sostengo delle imprese del territorio, al turismo e allo sviluppo di nuove economie. Al momento l’Europa ha dato via libera a contributi per 2,5 miliardi di euro, di cui circa 670 milioni di euro dal luglio 2017 a oggi. Di questi soldi però quelli già spesi sono una parte infinitesimale. Nel primo trimestre 2018 sono stati pubblicati bandi per 1 miliardo 177 milioni 145mila euro, una cifra importante che adesso dovrà essere messa a sistema. Con queste cifre si dovrebbero avviare progetti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, l’agenda digitale, l’energia sostenibile e la formazione.

A questi si aggiunge 1 miliardo 24 milioni 473mila euro da destinare alle grandi infrastrutture dell’isola. Nello specifico, tra gli obiettivi principali ci sono la chiusura dell’anello ferroviario di Palermo (152 milioni di euro, fine dei lavori prevista nel 2020), la tratta Stesicoro-aeroporto della metropolitana di Catania (546 milioni di euro, fine dei lavori prevista nel 2023), il raddoppio ferroviario Palermo-Carini (248 milioni di euro da inserire nel PO). Tra gli obiettivi anche l’ammodernamento tra Palermo-Agrigento, da collegare direttamente alla A19 (anche qui i lavori stanno riguardando il tratto Scillato-Enna) e il secondo tratto della statale 640 Agrigento-Caltanissetta (990 milioni di euro, lavori in corso). Per il 2018 è in agenda anche la ridefinizione del contratto per la realizzazione dell’interporto di Termini Imrese, di cui sono stati previsti 63 milioni di euro dal Po-Fesr a fronte di una previsione di spesa di 92 milioni di euro.

È quanto emerso oggi dalla seduta del Comitato di sorveglianza per la commissione europea, riunitosi all’Arsenale di Palermo, per fare il punto sullo stato di attuazione del Programma operativo relativo al periodo 2014/2020. Per il periodo 2016/2017 sono state attivate 69 procedure, ovvero bandi europei nei settori delle attività produttive, acqua e rifiuti e beni culturali. E per il 2018 c’è una previsione di spesa di circa un miliardo di euro: 326 milioni per il primo trimestre, 175 milioni da avviare entro il secondo trimestre, 220 milioni nel semestre giugno-dicembre e altri 287 milioni sono ancora in corso di definizione.

La Regione ha chiesto clemenza e tempi necessari per far ripartire la macchina amministrativa. «Metteremo il massimo dell’impegno per adempiere alle richieste della comunità europea – spiega Girolamo Turano, assessore regionale alle Attività produttive – Abbiamo il dovere morale di non deludere la fiducia che ci ha concesso la Commissione europea. Sugli Obiettivi Innovazione e Imprese daremo risposte efficaci nella definizione delle procedure e nell’erogazione dei contributi. Su altri obiettivi segniamo il passo».


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