Mafia, i trucchi anti-sigilli di Guglielmino e Salvo «Col mutuo la casa non te la possono levare mai»

Uno presunto vertice dell’ala militare del clan Cappello-Bonaccorsi. L’altro accusato di essere imprenditore di riferimento della cosca. Massimiliano Salvo e Giuseppe Guglielmino sono una strana coppia. Profili e interessi diversi, ma una grande intesa. «Gli ho detto – racconta Guglielmino a Salvo nel 2013, nel corso di una conversazione a bordo di un suv Bmw X6 – “Ascoltami, prima di uscire un centesimo un’altra volta glielo devo dire alla mia famiglia“». «Bravo!», replica Massimiliano Salvo. Un legame del quale avevano parlato anche gli investigatori, spiegando il sequestro preventivo ai danni di Guglielmino (classe 1974, in carcere, con una misura di sorveglianza speciale che pende sulla sua testa): 12 milioni di euro di automobili, immobili, conti correnti e società. Sei in tutto, attive nel settore della raccolta dei rifiuti, tra le quali le importanti Geo ambiente e Clean up. Per gli investigatori, l’ex sorvegliante di cantiere amante delle Porsche è organico al clan i cui affari illeciti sarebbero gestiti, tra gli altri, proprio dal giovane Salvo (35 anni, figlio di Pippo e fratello di Giampiero, noto anche per quell’annacata della candelora degli Ortofrutticoli nelle immediate vicinanze della sua abitazione, durante la festa di Sant’Agata del 2015). 

«In Calabria c’è stata una discussione – continua Guglielmino parlando con il presunto boss – Ci sono stato a discutere io. Ci siamo seduti, ‘ni ficimu tutte cose… “Famiglia Cappello“, queste cose qua». L’argomento, secondo gli inquirenti, sono i presunti accordi che le ditte riconducibili a Giuseppe Guglielmino avrebbero con i calabresi per la gestione di alcuni appalti nel settore della spazzatura. Viaggi nella regione al di là dello Stretto che avrebbe fatto Guglielmino in persona, contrattando i nome e per conto del clan. «Ancora abbiamo quattro paesi sopra – elenca l’imprenditore – Tre nel Cosentino e uno nel Catanzarese». Qualcosa, però, nei rapporti coi calabresi si sarebbe inceppato. Colpa di qualche mazzetta che si sarebbe persa per strada. «Ohu – chiarisce Giuseppe Guglielmino a Massimiliano Salvo – I soldi glieli ho dati personalmente nelle mani». A un intermediario che, però, non avrebbe consegnato la somma intera. «Certo – lo rassicura Salvo – Ne sono arrivati metà, e metà gli si sono attaccati nella tasca». Cose che capitano. «Sono tinti, i calabrisi», sentenzia Guglielmino.

Di gente tinta, in Calabria, secondo i due ce ne sarebbe molta. Soprattutto chi ruota attorno alle altre aziende che hanno interessi nell’igiene urbana e che, con lo strumento dei ricorsi amministrativi, rallenta l’aggiudicazione delle gare. «Se questo ha fatto duemila denunce, tremila ricorsi… Che cosa mi ci devo incontrare a fare? – si sfoga il 43enne – Ce lo vendiamo questo appalto e se la fanno mettere nel c…». «Certo», risponde, laconico, Salvo. E la conversazione continua, parlando ancora di questo anonimo interlocutore calabrese: «Gli ho mandato a dire: “Datemi 200mila euro e ve lo lascio. Un lavoro da cinque anni dove lo trovi?” E risposta non me ne ha portato […] Se non lo vuole lui (l’appalto quinquennale, ndr), lo vogliono altre ditte di là. Basta che portano i soldi, in tasca me li metto. Che sto pensando a loro? Pensi che per un lavoro muoio? Mi fanno anche un favore, se la sbrigano loro». A questo punto Salvo interviene: «Se la sbrigano loro, e tu ne prendi un altro».

In Sicilia e nel Casertano, secondo Guglielmino, i problemi sono minori. «Qua nella provincia di Catania – ricorda – di ditte della spazzatura ce n’è poco e niente. Perché quella è appoggiata da quello, quella con l’altro… Io ho fatto mille consorzi: abbiamo una forza sola a Catania, abbiamo solo una voce». Un’unità che guarda anche alla difesa del territorio: «In Sicilia non viene nessuno a lavorare, lavoriamo solo i catanesi». Così non c’è bisogno che arrivino forestieri e non si rischia di commettere l’errore dei calabresi, «che si uniscono, si stricano». Meglio soli che male accompagnati, «perché i problemi ci sono sempre – lamenta il presunto imprenditore del clan – Prendi un lavoro… Quello ti insulta… Quello vuole la minchiata… Tanti lavori non li ho presi per mancanza di liquidità: non ho trovato gente che entra nella mentalità che possono stare a casa tranquilli, senza fare discussioni con nessuno. E poi rovinano i soldi: centinaia e centinaia di miliardi. Gli danno i soldi nelle mani alle persone sbagliate, milioni persi». «’sti errori li ho fatti anche io – gli risponde l’amico Massimiliano Salvo – Avanzo un sacco di soldi dalle persone e li sto raccogliendo».

Trentacinque là, quindici lì, dieci da un’altra parte. «Io ultimamente avevo un prestito da 500mila euro in Svizzera, ma siccome dovevo fare un’operazione me li sono andati a prendere subito». Fiumi di denaro che, per ogni necessità, può essere intelligente investire. «In borsa, con le azioni», precisa Guglielmino riferendosi a un’altra somma. «O compri due case. Oggi domani tu sai che hai una casa, la vendi…». «E prendi i soldi», lo interrompe Salvo. «Con ‘sto fatto dei mutui, l’ipoteca: intaschi i soldi e poi la casa, quando sarà, tra cinque, sei anni la compri di nuovo all’asta». «A poco – aggiunge il compare – ed è sempre la tua». «E poi hai i soldi e la casa!». A Fiumefreddo, per esempio, Guglielmino dice di averne comprata una con 50mila euro in contanti e di essersi fatto dare dalla banca 280mila euro in un mutuo. «Messi in tasca: 500 euro al mese per trent’anni e non la possono sequestrare. Sai che qualunque cosa fai non te la possono levare mai». Neanche se arriva un magistrato e «mette una firma: “Sequestro dei beni”. Che fa, lo ammazzi? Non gli puoi dire niente». Un problema condiviso con Massimiliano Salvo: «Io ho un’altra situazione… Siracusa… – spiega quest’ultimo – Devo prendere qualche 200, 250, della mia parte. Certo, là è una cosa di lavoro, sta camminando… Là è… Se domani mi alzo… Già siamo arrivati a 400. Sono i miei soldi, ne ho usciti 30». Investimenti, appunto, «cose utili». «Io i Casalesi li invidio solo per questo motivo – sentenzia Guglielmino – Li arrestano, ma una volta che li arrestano e gli sequestrano i beni loro ne hanno altri tremila». 


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