Il viaggio in Sud-Asia del cicloamatore vittoriese Dalle capanne di Bali al fazzoletto del marò Girone

Sul tubolare della bici sono attaccati gli adesivi con le bandiere delle nazioni che ha attraversato. Sulle spalle portava, orgoglioso, la bandiera siciliana. Stefano Bona, 27 anni, è tornato qualche giorno fa a Vittoria, la sua città natale, dopo aver percorso 13mila chilometri in bicicletta nel sud-est asiatico. È partito un anno e mezzo fa per l’Australia, dove ha lavorato come bartender e poi nel management di un ristorante. Scaduto il permesso lavorativo, dopo un anno, e costretto a lasciare l’isola, Stefano ha progettato il lungo viaggio con la sua bici. «Ho deciso, come faccio di solito, in un lampo». È partito da Bali, in Indonesia, alla fine di settembre ed è arrivato a Nuova Delhi, in India, la settimana scorsa. Dopo aver visitato Singapore, Malesia, Thailandia, Cambogia, Vietnam, Laos, Myanmar e Bangladesh. Un percorso «emozionante, che ha creato un entusiasmo esponenziale», commenta Stefano.

È stato accolto dalla famiglia, dagli amici e dalla comunità cittadina nella piazza principale, dove è stata organizzata una festa per il rientro. Gli è stata consegnata una targa celebrativa dal primo cittadino, per aver «portato un po’ di cuore vittoriese in giro per il mondo». Per Stefano, ciclista amatoriale, le due ruote sono il mezzo di movimento quotidiano, l’ideale per i viaggi, con cui prima aveva girato la Gran Bretagna. «In bici capisci di avere la velocità giusta per percepire la realtà intorno a te, per godere della vista e percepire gli odori», racconta emozionato sul palco, accanto ai genitori. Qualche momento duro lo ha attraversato: «in Vietnam è stata una fatica; tutti quei sali scendi, durante la stagione delle piogge. Ma non ho mai pensato di fermarmi». Molti i momenti felici dell’esperienza: «Ho incontrato tantissime persone di grande cuore che, pur non avendo quasi nulla, mi hanno dato quasi tutto».

Stefano non ha mai dormito in un hotel, durante questi mesi: «Ho un meraviglioso ricordo. Cercavo un posto dove fermarmi, al tramonto; ho chiesto a una donna se potevo sistemare la tenda vicino alla loro capanna. Mi ha risposto con un enorme sorriso. Subito dopo tutto il circondario è venuto a trovarmi, offrendo in dono qualcosa; poi i padroni di casa hanno condiviso la loro povera cena con me». Stefano ha avuto anche l’occasione di incontrare il marò Salvatore Girone, recluso in India. Da cui ha ricevuto in dono il fazzoletto del battaglione San Marco, con una dedica: «Per aver portato a compimento la speciale personale missione».


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