Davide Faraone e il Pd che «ha cambiato pelle» «Non possiamo chiedere il pedigree di comunisti»

«Questo è il nuovo Pd, fatevene una ragione». Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione con delega politica alla Sicilia, va dritto al punto e non scansa le domande sulle tante critiche che il Partito democratico siciliano ha attirato su di sé nelle ultime settimane per la nomina del nuovo capogruppo tra i banchi dell’Ars. Ad andare in scena, infatti, l’ormai consueta lotta intestina tra l’area cuperliana e quella renziana, che è riuscita, alla fine, a imporre il proprio nome, quello di Alice Anselmo, scelta fortemente contestata perché non eletta tra le fila del Partito democratico ma tra quelle meno gradite del Megafono, per poi transitare nella formazione Territorio, quindi nei Democratici riformisti, poi Udc, a seguire Articolo 4 e infine tra i Dem. 

«Non è Alice che ha cambiato casacca, è il Pd che ha cambiato pelle – dice Faraone, con la nuova capogruppo proprio alle sue spalle -. Gente come Alice, che prima trovava in altri contenitori i luoghi della rappresentanza ora si trova bene nel Pd. Un Partito democratico al 40 per cento significa rappresentare quasi metà degli elettori italiani. Pensate che possiamo limitarci a chiedere il pedigree di comunisti e lasciare tutto il resto fuori? Alice è l’espressione coerente del nuovo Pd. Lo stesso vale per Sammartino, vale per tutti quelli che hanno aderito al partito e varrà per chi vorrà aderire. Alto tasso di governo e di controllo da parte del Partito democratico, ma si gli iettatori siculi si rassegnino: questo è un partito nuovo, diverso, in cui possono trovare casa tutti coloro che prima si pensava potessero trovare casa nei contenitorini centristi a cui il Pd delegava in passato la rappresentanza del voto moderato».

«Il Pd – prosegue il sottosegretario – è un partito maggioritario, dentro c’è tanta sinistra e c’è tanta gente moderata che in passato ha votato anche al centro e a destra. Il voto per fortuna in un sistema maggioritario è un mobile, se così non fosse non saremmo nelle condizioni di cambiare la situazione in questo Paese e invece, per fortuna, lo stiamo facendo».

Capitolo precari. Dopo gli annunci degli scorsi giorni e le promesse di stabilizzazione, Faraone non entra nel dettaglio dell’emendamento, ma parla dei tempi previsti per la sua attuazione.«È necessario – commenta – riuscire a puntare al meglio su questi lavoratori, che sono 24 mila, non pochi. Quest’agenzia è un’ottima idea che stiamo studiando insieme alla Presidenza del consiglio e al Mef. Se ci riusciamo con questa legge di stabilità bene, altrimenti la faremo tra qualche giorno, ma non cambia nulla, l’impianto è in piedi, si tratta semplicemente di valutare quando partire».

Faraone ha lanciato una stoccata ai deputati Cinquestelle, in merito alla polemica del giorno, quella scaturita dalle parole del cantautore Roberto Vecchioni, che in un incontro alla facoltà palermitana di Ingegneria aveva usato parole molto forti all’indirizzo della Sicilia. «Non credo che Vecchioni intendesse riferirsi ai siciliani, almeno lo spero – conclude -, penso parlasse di una modalità di gestione del potere e della cosa pubblica in questa terra. Poi ha usato un’espressione colorita, ma c’è gente che ormai si è irritata profondamente rispetto all’idea di una Sicilia che non vuole cambiare, lo dimostra la reazione incredibile a un’idea tutto sommato elementare, da parte di persone che sanno solo dire No. Li ho definiti gufi, ma se hanno altre proposte le facessero, con una posizione trasversale anche in Assemblea regionale.  Vedere i grillini grandi uomini del cambiamento, vendersi da un punto di vista consociativo per una presidenza di commissione dimostra che si è toccato il fondo, che anche quelli che rappresentavano l’alternativa si sono assolutamente adattati a una modalità di governo che a questa terra ha fatto solo male». 


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