Caso Saguto, Cappellano Seminara lascia incarichi «Crescente disagio dopo l’inchiesta dei pm nisseni»

«Crescente disagio». Con questa motivazione l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, coinvolto nell’inchiesta della Procura nissena sulla gestione dei beni confiscati ai boss, che sta facendo tremare il palazzo di giustizia di Palermo, lascia tutti gli incarichi. Con una serie di lettere consegnate al presidente della sezione per le Misure di prevenzione del Tribunale, Giacomo Montalbano, si è dimesso da tutte le amministrazioni giudiziarie che gli erano state assegnate negli anni. 

«La decisione è maturata in considerazione del crescente disagio a gestire le misure di prevenzione affidate dalla sezione del Tribunale di Palermo a fronte delle indagini in corso da parte della Procura di Caltanissetta» spiega, aggiungendo di essere disponibile a rimanere in carica per «l’ordinaria amministrazione fino a quando il Tribunale di Palermo non designerà nuovi amministratori giudiziari». Sono nove le misure affidategli, a partire dal 2004, dal Tribunale di Palermo. Cappellano Seminara è indagato insieme all’ex presidente della sezione, Silvana Saguto, per corruzione. 

Proprio il magistrato oggi si è difeso dalle accuse davanti alla sezione disciplinare del Csm che deve decidere se sospenderla dalle sue funzioni e dallo stipendio, come hanno chiesto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e il pg della Cassazione Pasquale Ciccolo. Difesa dall’ex parlamentare, Giulia Bongiorno, ha contestato le accuse «umilianti», senza «uno straccio di prova» e basate su «errori macroscopici». La decisione arriverà «entro pochissimi giorni», ha assicurato il vice presidente del Csm Giovanni Legnini.

Intanto martedì 3 novembre si conoscerà il parere della prima commissione di Palazzo dei Marescialli sulla richiesta di trasferimento avanzata oltre che da Saguto anche da altre due toghe coinvolte nell’inchiesta: Lorenzo Chiaramonte e Fabio Licata. La scelta finale spetterà, comunque, alla Terza Commissione del Csm. Saguto ha indicato come sua possibile destinazione la Corte d’appello di Catania o quella di Milano, mentre Chiaromonte e Licata hanno chiesto di essere destinati ai tribunali di Termini Imerese, Trapani e Marsala. 


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