Samovar

Il lento borbottio di un samovar e una bella tazza di the caldo tra le mani.
Questo pensa con insistenza, ripetendolo tra sé quasi come una lenta nenia, il vecchietto che cammina sul ciglio di una stradina nevosa.

Cercare della legna e qualche pigna prima del calare della notte.
Questo è il secondo pensiero dell’uomo.

Ogni tanto canticchia una strofa di una vecchia canzone e si azzarda in qualche saltello, rimembranze delle antiche piroette che poteva permettersi quando non era costretto a zoppicare con quella camminata incerta.
Altre volte si ferma un attimo, prende un respiro profondo e accenna un passo o due di danza, le mani che afferrano un’immaginaria dama ma che in realtà stringono solo un vecchio bastone nodoso e qualche fiocco che cade dal cielo.

Una giravolta sbilenca, una mezza scivolata sul ghiaccio e poi si riprende barcollando, la vista appannata dalle nuvolette di fumo formate dal suo respiro pesante.

Buon Dio! Cosa gli salta in testa, mettersi a ballare per la strada.

Eppure… eppure in campagna non passa mai nessuno, il viottolo è nascosto. Solo gli alberi fanno da spettatori a quella sua strana danza malinconica mentre un sole pallido, genitore crudele che nega il calore ai suoi figli, lo osserva severo.
La musica che sente dentro di sé è irresistibile, un invito troppo forte al quale è impossibile dire di no.
Chiude ancora gli occhi e la rivede, la sua dama senza volto.

Inafferrabile, come l’aria gelida che gli ghiaccia le ossa e sembra insinuarsi nella sua anima.
Invisibile, come quella solitudine che lo afferra e lo tramortisce.
Passata, come quella vita alla quale è ormai ridotto a pensare come a qualcosa di mai accaduto.

Per un attimo sono solo loro due, il vecchio e la signora Morte.
Lui dimentica gli anni, le angosce non ci sono più, non ricorda nemmeno come si chiama.
Il the e il samovar non gli servono più.

Una giravolta, una risata roca, uno sguardo d’intesa.

Il bastone cade con un tonfo soffocato.

Per terra solo un uomo, il volto sereno, le braccia spalancate ad accogliere la sua dama.

Igor’ Fëdorovič Stravinskij
Chanson russe
1937

Racconto di Carmen Valisano


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