Dieci furti di veicoli in venti giorni in cinque comuni del Palermitano: arrestati tre giovani

Una sequenza serrata di furti di veicoli, pianificati ed eseguiti con una regolarità metodica e una precisa divisione dei ruoli, capace di colpire cinque diversi comuni della provincia di Palermo nel giro di appena tre settimane. È la scia criminosa interrotta dai carabinieri della compagnia di Carini, supportati dal nucleo cinofili di Palermo. Che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo nei confronti di tre giovani residenti tra Carini e Capaci (nel Palermitano), già noti alle forze dell’ordine.

Tre arresti e due denunce

I tre indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di furto e tentato furto pluriaggravato in concorso, ricettazione di veicoli e motoveicoli, e incendio doloso.  Per uno di loro si sono aperte le porte del carcere, mentre gli altri due sono stati sottoposti agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Nell’ambito della stessa operazione, coordinata dalla procura, sono stati denunciati a piede libero altri due complici: un giovane e un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne.

Le indagini sui furti di veicoli in provincia di Palermo

L’indagine, condotta dai militari della stazione dei carabinieri di Capaci, ha preso il via a seguito di un’improvvisa escalation di furti di veicoli registrata nel 2024 in provincia di Palermo. Il raggio d’azione del gruppo criminale, dotato di una struttura rudimentale ma efficiente, si sarebbe esteso rapidamente oltre Capaci e Carini, toccando i territori di Balestrate, Torretta e Campofelice di Roccella. In soli venti giorni, nel mese di ottobre, la banda sarebbe riuscita a mettere a segno ben dieci azioni predatorie, culminate in un caso con il rogo di una vettura rubata, presumibilmente per cancellare le tracce.

Le tracce del Gps dell’auto a noleggio

​La chiave di volta che ha permesso agli investigatori di stringere il cerchio attorno al gruppo è stata una minuziosa attività di analisi tecnologica e investigativa tradizionale. Incrociando i dati delle denunce presentate dalle vittime con i tabulati e i tracciati Gps di un’auto presa a noleggio dalla banda per muoversi sul territorio, i carabinieri sono riusciti a ricostruire gli spostamenti dei sospettati. L’analisi è stata supportata dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, che hanno immortalato l’intera filiera del crimine. Dai sopralluoghi preliminari alla fase esecutiva dei furti, fino alla fuga e al successivo abbandono o occultamento dei mezzi.


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