Da piazza Cavour a piazza Leonardo Da Vinci, passando per il lungomare e le borgate marinare, a Catania negli ultimi mesi si moltiplicano i nuovi chioschi-bar. Una crescita che alimenta discussioni e polemiche tra cittadini e comitati, soprattutto per la rapidità con cui alcune strutture sembrano comparire in aree strategiche della città. A intervenire sul […]
Catania, a Ognina un nuovo chiosco. Micalizzi: «È la stagione dei funghi-urbani»
Da piazza Cavour a piazza Leonardo Da Vinci, passando per il lungomare e le borgate marinare, a Catania negli ultimi mesi si moltiplicano i nuovi chioschi-bar. Una crescita che alimenta discussioni e polemiche tra cittadini e comitati, soprattutto per la rapidità con cui alcune strutture sembrano comparire in aree strategiche della città.
A intervenire sul tema è Fabio Micalizzi, presidente di Consitalia – Associazione dei Consumatori d’Italia, che con toni ironici parla di «fenomeni naturali ancora non riconosciuti ufficialmente dalla scienza», riferendosi proprio alla comparsa dei chioschi. «Un giorno c’è uno slargo vuoto, il giorno dopo compare una struttura perfettamente operativa», osserva, sottolineando come in città si sia diffusa la percezione di autorizzazioni ottenute con estrema facilità.
Il caso del chiosco a Ognina
L’ultimo episodio che sta facendo discutere riguarda Ognina, dove sarebbe stato installato un nuovo chiosco nell’area di fronte all’Istituto Nautico, zona che in passato ospitava il solarium estivo. Micalizzi evidenzia anche il nodo legato alla vicinanza con il porticciolo e con un tratto interessato da divieti di balneazione. Da qui la richiesta di chiarezza avanzata dal comitato cittadino Ognina non si vende, che si domanda: «La borgata di Ognina è sottoposta a controlli e vigilanza come il resto della città oppure gode di una sorta di zona franca amministrativa?».
Le richieste di trasparenza
Al centro della polemica non c’è soltanto il singolo chiosco, ma il tema della trasparenza amministrativa. I cittadini chiedono di sapere «chi ha rilasciato le autorizzazioni», se siano stati acquisiti i pareri della Capitaneria di Porto e quali verifiche siano state effettuate sotto il profilo ambientale e demaniale. «Il problema non è il fungo in sé», conclude Micalizzi, «ma l’idea sempre più diffusa che alcuni terreni amministrativi siano incredibilmente fertili… soltanto per pochi coltivatori scelti».