Un intervento avrebbe compromesso in modo permanente la sua capacità di deambulazione, costringendola all’uso di tutori e ausili. Un gravissimo danno lamentato da Anna Maria Cuttitta in ben tre denunce presentate contro l’istituto Ortopedico Rizzoli di Bagheria. Tutto è iniziato in seguito ad un incidente stradale avuto dalla 42enne nel 2022 che ha determinato delle […]
Operata al ginocchio, resta invalida: tre denunce contro il Rizzoli di Bagheria
Un intervento avrebbe compromesso in modo permanente la sua capacità di deambulazione, costringendola all’uso di tutori e ausili. Un gravissimo danno lamentato da Anna Maria Cuttitta in ben tre denunce presentate contro l’istituto Ortopedico Rizzoli di Bagheria. Tutto è iniziato in seguito ad un incidente stradale avuto dalla 42enne nel 2022 che ha determinato delle lesioni al ginocchio. Nonostante le prime cure ricevute, la signora Cuttitta continuava ad avere dolore alla rotula sinistra, per cui ad aprile del 2023 ha deciso di rivolgersi ad uno specialista. La sua scelta è ricaduta su un ortopedico che, oltre a lavorare all’istituto Rizzoli, ha anche uno studio privato a Bagheria.
La scelta dello specialista e l’intervento
Dopo aver tentato di risolvere il problema di Anna Maria Cuttitta con delle terapie, l’ortopedico ha deciso che l’unica soluzione fosse la procedura chirurgica. È così che il 3 ottobre del 2024, Cuttitta viene sottoposta ad un’operazione di stabilizzazione della rotula e ricostruzione dei legamenti eseguito presso l’ospedale Rizzoli di Bagheria. «L’intervento era riuscito perfettamente e stava andando tutto bene. Infatti già deambulavo con le stampelle e sarei stata dimessa dopo qualche giorno dall’intervento – racconta Anna Maria Cuttitta a Meridionews -. Purtroppo avevo il ferro molto basso, quindi hanno deciso di tenermi in ospedale qualche giorno in più per sottopormi alla terapia farmacologica».
Il post-operatorio e il danno neurologico
Nei giorni immediatamente successivi all’operazione, la paziente è stata sottoposta ad alcune manovre di piegamento del ginocchio con il macchinario Kimetec, che le ha provocato dei forti dolori e il sanguinamento della ferita chirurgica. A causa della copiosa perdita di sangue, la signora è stata soggetta ad una trasfusione. Da quel momento, Anna Maria Cuttitta ha manifestato la comparsa di un gravissimo deficit neurologico, successivamente diagnosticato come mononeuropatia del nervo sciatico di sinistra, con prevalente coinvolgimento delle fibre del nervo peroneo, che ha compromesso in modo permanente la sua capacità di deambulazione.
I nuovi interventi e la riabilitazione
Successivamente, a causa dell’insorgere del citato deficit, la paziente è stata costretta a sottoporsi a continui interventi in narcosi per il blocco del ginocchio (dal mese di gennaio 2025 al 03 marzo 2025 sempre presso l’ospedale Rizzoli di Bagheria). In seguito è stata trasferita presso la RSA di Villa delle Palme, di Villafrati fino al 03 aprile 2025.
Eppure i dolori accusati quotidianamente dalla paziente non accennavano a diminuire. Per cui si è proceduto ad effettuare un’altra serie di controlli, tramite il quale Cuttitta ha appreso con sgomento che una delle viti in titanio, impiantate durante il primo intervento (del 03/10/2024) fuoriusciva dal tessuto sottocutaneo. Ciò ha reso necessario un secondo intervento chirurgico per la rimozione del frammento. Cuttitta torna quindi in sala operatoria ad ottobre del 2025. Resta ancora un residuo metallico della vite distale a ridosso della corticale tibiale posteriore di 2.5 millimetri, con conseguente sviluppo di un processo infettivo, ancora oggi in atto.
Le critiche alla consulenza tecnica
«Nonostante la gravità dei fatti, la chiara sequenza causale tra gli interventi e i danni subiti. E dopo tutte le contestazioni levate nei confronti dei medici – riportate puntualmente nelle querele e nelle successive integrazioni – la procura della Repubblica ha richiesto l’archiviazione del procedimento. Basando, però, le proprie conclusioni esclusivamente sulla consulenza tecnica che risulta palesemente incompleta, carente e viziata da gravi omissioni» ha precisato a Merdionews l’avvocato di Cuttitta, Paolo Bisulca.
Il consulente tecnico d’ufficio ha concluso per la correttezza dell’operato dei sanitari, affermando che il danno neurologico sarebbe una complicanza possibile, configurabile come evento prevedibile ma non sempre evitabile. Secondo il perito, infatti, l’intervento sarebbe stato eseguito secondo le leges artis e sarebbe stata effettuata una riabilitazione post operatoria appropriata.
«È necessario rilevare che la perizia risulti gravemente carente perché non è stata disposta la perizia medico legale sulla persona offesa – contesta l’avvocato Bisulca -. In un caso di tale complessità, con postumi invalidanti di natura permanente, la valutazione clinica diretta della persona offesa è un passaggio investigativo imprescindibile per accertare la reale entità del danno, la sua eziologia e la sua correlazione con le condotte mediche. La sua omissione costituisce una grave lacuna che inficia l’intera attendibilità dell’elaborato peritale».
Il filone sulla vite non analizzato
Il caso in esame verte su procedure chirurgiche altamente specialistiche (osteotomia tibiale, ricostruzione legamentosa) e il consulente tecnico d’ufficio, pur essendo specialista in medicina legale, non risulta essersi avvalso del supporto di un medico specializzato in ortopedia e traumatologia. Una figura ritenuta essenziale per una corretta valutazione della congruità delle tecniche chirurgiche adottate, della loro esecuzione e della gestione delle complicanze. Anche alla luce delle specifiche linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali del settore.
«Inoltre, la Procura si concentra esclusivamente sul primo intervento del 2024 e sul conseguente danno neurologico – sottolinea infine il legale -. Non vi è alcuna traccia di analisi, né una singola menzione, riguardo al secondo filone di indagine. Cioè quello originato dalla denuncia del dicembre 2025 relativa alla fuoriuscita della vite, alla sua rottura durante l’intervento di rimozione, alla permanenza di un frammento metallico in sede e alla conseguente infezione».
La richiesta di risarcimento e il procedimento
Dalle denunce è scaturita una richiesta risarcitoria in sede civile, per cui in questo momento l’ospedale Rizzoli dovrebbe fare un’offerta alla signora Cuttitta per i danno. Avviato anche un iter penale nei confronti dei medici che hanno trattato la paziente, che è ancora nella fase preliminare del dibattimento.
«Ho solo 42 anni e adesso sarò costretta a portare un tutore per tutta la vita – spiega Cuttitta -. Non potrò più essere pienamente indipendente e non credo che potrò più sentirmi donna senza poter mettere un tacco e una gonna. Ma il problema più grande è di natura tecnica, infatti io ho anche un bambino disabile che dipende da me. Ho dovuto vendere la vecchia macchina e comprarne una ad hoc che mi consente di guidare senza usare una gamba. Sento che la mia vita è rovinata ed è giusto che chi ha sbagliato paghi. Non si può giocare con la salute e con la dignità delle persone».
La replica del Rizzoli
«La direzione dell’Istituto Ortopedico Rizzoli conferma che la signora Anna Maria Cuttitta è stata ricoverata presso il dipartimento Rizzoli-Sicilia per un intervento al ginocchio, già eseguito – scrivono dalla sede legale di Bologna -. Le performance dell’Istituto e delle sue sedi sono in linea con i migliori centri di riferimento internazionali. Ma in medicina possono presentarsi casi in cui i risultati non sono in linea con le aspettative dei pazienti. Da sempre il primo obiettivo del Rizzoli è fare il possibile per rispondere adeguatamente ai bisogni di cura dei propri pazienti. L’Istituto è quindi a piena disposizione delle autorità competenti che si occupano delle indagini in corso, avviate a seguito delle azioni intraprese dalla paziente, ed esprime vicinanza alla signora in questo espresso momento di difficoltà».